6 agosto 1985
Palermo (PA)

Antonino Cassarà

Vicedirigente della Squadra Mobile di Palermo, svolse un ruolo decisivo nelle indagini sui traffici internazionali di droga e nella prima ricostruzione organica della struttura di Cosa Nostra, contribuendo a gettare le basi investigative del maxiprocesso.

Antonino Cassarà, detto Ninni, nacque a Palermo il 7 maggio del 1947, da Gaspare Cassarà ed Elvira Genzardi.

Gaspare pretese che si chiamasse Antonino (come il nonno paterno morto quando egli aveva solo 19 anni), ma io entusiasta degli studi letterari, fanatica ammiratrice dei poeti latini dell’età augustea, gli avevo assegnato in pectore il nome del primo imperatore romano e quello della Madonna perché lo proteggesse; così per l’anagrafe risultava Cassarà Antonino Augusto Maria, ma per tutta la sua vita e anche oltre il suo nome è rimasto: NINNY.
Elvira Genzardi, madre di Ninni Cassarà

Dopo di lui, nacquero la sorella Rosalba nel 1949, Liliana nel 1951 e infine il fratello Sergio nel 1959. L’ambiente famigliare impregnato di cultura, viaggi, musica e teatro, farà di Ninni un giovane aperto e colto. Ninni frequentò il Liceo classico Garibaldi a Palermo e poi studiò Giurisprudenza all’Università. Aveva un carattere gentile e riservato, una grande passione per l’atletica.

Dopo essere entrato nella Polizia di Stato e una volta divenuto commissario, fu destinato prima alla Questura di Reggio Calabria e poi a quella di Trapani, dove ebbe la possibilità di conoscere e lavorare con Giovanni Falcone. Successivamente, in forza alla Questura di Palermo, divenne vicedirigente della Squadra Mobile, dimostrando straordinarie doti investigative, ma anche umane nella dimensione di coordinatore dei suoi sottoposti.

Cassarà era capace di coinvolgere tutto il personale, dava fiducia a tutti e la sua squadra funzionava alla perfezione: ognuno si sentiva responsabile del compito che gli veniva affidato. Aveva una grande capacità organizzativa. Lavorava senza orari ed era capace di scendere in piazza per i suoi uomini in qualunque momento, supportandoli. Non scaricava mai nessuna responsabilità assumendosele in prima persona e questo per noi che lavoravamo con lui era tanto.
Margherita Pluchino, collega di Ninni Cassarà

In quegli anni, Palermo stava attraversando una delle stagioni più sanguinose della sua storia. Cosa nostra aveva provocato una lunga scia di sangue, uccidendo, tra gli altri, il presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella (gennaio 1980), il capitano dei carabinieri Emanuele Basile (maggio 1980), il giudice Gaetano Costa (agosto 1980), il segretario del PCI Pio La Torre (aprile 1982), il prof. Paolo Giaccone (agosto 1982), il prefetto della città Carlo Alberto dalla Chiesa (settembre 1982), l’agente Calogero Zucchetto (novembre 1982).

In questo clima, la reazione dello Stato fu importante: a Palermo nacque la Squadra Catturandi, con il fine preciso di arrestare i tanti latitanti ancora sfuggiti alla giustizia. Sotto la guida del giudice Rocco Chinnici sarebbe nata l’intuizione del celebre “pool antimafia”, che metteva insieme i migliori inquirenti della città, allo scopo di portare avanti in maniera coordinata e unitaria le indagini contro Cosa nostra. Il Pool troverà la sua dimensione davvero operativa soltanto dopo l’omicidio di Chinnici (luglio 1983).

In questi anni, Cassarà partecipò a inchieste fondamentali come “Pizza Connection”, che scoperchiò un raffinato traffico di stupefacenti tra la Sicilia e gli Stati Uniti (in qualche modo la continuazione delle intuizioni di Boris Giuliano, capo della Squadra Mobile, assassinato nel 1979). Soprattutto, alle indagini di Ninni Cassarà si deve il “Rapporto Greco + 161”, che svela per la prima volta l’organigramma di tutta Cosa nostra, grazie anche alle prime dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia. Un rapporto che, nel delineare la pericolosità di Cosa nostra in quegli anni e le ragioni della guerra di mafia allora in corso, pose le basi del maxiprocesso, la cui impalcatura sarà rafforzata dalle successive dichiarazioni di Tommaso Buscetta.

In questa situazione, il 28 luglio del 1985, Cosa nostra uccise Beppe Montana, commissario della Catturandi, stretto collaboratore di Cassarà e suo amico fraterno. Ninni, al momento di recarsi sul luogo del delitto, pronunciò queste parole, come ricordò Paolo Borsellino in un’intervista del 25 giugno 1992:

Convinciamoci che siamo tutti cadaveri che camminano.
Paolo Borsellino – intervista di Lamberto Sposini – TG5 del 25 giugno 1992

6 agosto 1985

Il 6 agosto 1985, soltanto pochi giorni dopo l’omicidio Montana, in una Palermo rovente, Cassarà decise di tornare a casa per mangiare qualcosa a pranzo. Ad accompagnarlo, l’agente Roberto Antiochia, che, dopo la morte del commissario Montana, aveva scelto volontariamente di interrompere le ferie e tornare in Sicilia, per stare accanto al suo vicequestore.

La moglie di Cassarà attendeva sul balcone della loro abitazione, al civico 81 di via Croce Rossa, con in braccio la figlia più piccola Elvira. Quando l’auto blindata che trasportava Cassarà si fermò nel cortile, una pioggia di proiettili sparati da uomini armati di kalashnikov esplose violentissima, uccidendo il vicequestore Cassarà e l’agente Antiochia. Un terzo agente rimase gravemente ferito. L'assistente Natale Mondo si salvò per miracolo riparandosi sotto alla vettura. Verrà poi ucciso il 14 gennaio del 1988.

Cassarà non tornava a casa da giorni, per la complessità delle indagini e della situazione dopo l’omicidio Montana. Qualcuno, evidentemente, aveva fatto trapelare la notizia in modo che i killer mafiosi fossero pronti ad attenderlo all’arrivo presso la propria abitazione. Nel ricordo della moglie Laura, si legge la solitudine professionale di Cassarà:

Viveva e lavorava in un isolamento tangibile, segnalato, ignorato. Se vieni additato come colui che porta avanti le indagini con più convinzione degli altri, diventi il nemico numero 1 e ti fanno fuori. Alla Squadra mobile Ninni poteva contare solo su un piccolo gruppo di uomini sicuri e fedeli, niente più.
Laura Iacovoni, moglie di Ninni Cassarà - “Corriere della Sera” del 2 agosto 2019

Vicenda giudiziaria

Il processo per l’omicidio di Ninni Cassarà diventa un unico procedimento insieme a quello per la morte di Beppe Montana. La sentenza di primo grado fu emessa il 17 febbraio 1995 e confermata in via definitiva dalla Cassazione nel 1998. Furono condannati all’ergastolo i principali componenti della Commissione di Cosa nostra come mandanti, mentre altri quattro esponenti dell’organizzazione furono riconosciuti colpevoli nel ruolo di esecutori materiali.

In seguito alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, ci fu anche un processo “Cassarà e Montana bis”, che si concluse nel 1998 con numerose condanne nei confronti di ulteriori mandanti ed esecutori. La sentenza venne poi confermata in Appello e in Cassazione nel 2002, divenendo così definitiva.

Tuttavia, nonostante due processi e numerose condanne, alcuni interrogativi sono rimasti senza risposta: chi ha fatto da palo al commando che eseguì l’agguato? Chi era la “talpa” che passava informazioni ai mafiosi sui movimenti di Cassarà?

C'è questa zona grigia nella quale è avvolta la nostra borghesia e coinvolge tante persone. Sarebbe bene squarciare questi veli grigi e fare sì che la verità, anche quella che non è venuta a galla, venga a galla anche se a distanza di tempo. Anche se sono stati condannati gli esecutori materiali del delitto si dovrebbe andare molto più a fondo per conoscere ciò che non è particolarmente trasparente.
Rosalba Cassarà, sorella di Ninni – “La Sicilia” del 5 agosto 2025

Memoria viva

La memoria di Ninni è stata resa viva innanzitutto dall’impegno instancabile della sua famiglia, a partire da sua madre Elvira, che ha saputo trasformare il suo dolore in impegno civile, condividendo il ricordo del suo amatissimo figlio innanzitutto con i giovani, affinché portino avanti gli ideali per i quali Ninni aveva donato la vita.

Tanti sono gli spazi pubblici dedicati alla sua memoria, così come molteplici sono i prodotti culturali che ricostruiscono la sua vicenda personale e professionale. Tra questi, il libro Ninni Cassarà. Il bambino che divenne poliziotto”, scritto da Marcello Alessandra nel 2025.

La vita di Ninni Cassarà è stata inoltre raccontata dal programma “La storia siamo noi” e dal documentario di Rai Scuola “Ninni Cassarà, un bravo poliziotto”

È sicuramente un seme che è stato gettato, che fiorirà e darà un mondo migliore, quello in cui tutti noi speriamo. Perché è dal sangue degli innocenti che nasce la speranza degli uomini giusti
Video testimonianza di Rosalba Cassarà

 

 

 
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 A cura di Andrea Zummo e Iolanda Napolitano - maggio 2026