Nomi da non dimenticare

L'idea di un elenco di tutte le vittime innocenti delle mafie, nasce con Libera, grazie alla volontà del nostro presidente don Luigi Ciotti e di una madre, Saveria Antiochia.

Saveria era la madre di Roberto, un poliziotto che accompagnò, per amore e per dovere, nel suo ultimo giorno di vita un altro poliziotto. Con gli stessi sentimenti e con senso di responsabilità verso una memoria che non doveva essere retorica celebrazione, ma seme di impegno, Saveria suggerì di raccogliere tutti nomi delle vittime, anche le più sconosciute.

Un’altra madre avvalorò l’impegno della memoria, Carmela, la mamma di Antonio Montinaro, ucciso con Giovanni Falcone, di cui era il caposcorta. Nel corso di una funzione religiosa in ricordo della strage di Capaci, don Luigi la incontrò e ne accolse il dolore e la preoccupazione perché il nome di suo figlio, come degli altri agenti della scorta, non veniva mai pronunciato.

Da questi primi momenti di intensa condivisione si è proseguito ad accogliere le proposte dei territori e dei familiari stessi delle vittime. L’elenco delle vittime innocenti delle mafie che ogni anno il 21 marzo, il primo giorno di primavera, leggiamo in tanti luoghi in Italia e del mondo è il frutto della raccolta paziente dei nostri volontari che scavando nella storia dei territori in cui vivono hanno chiesto, negli anni, l’inserimento dei nomi che ne fanno parte.

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Conosci una storia
  • Anna Nocera

    Palermo (PA) // 10 marzo 1878 // 17 anni

    Il 10 marzo 1878 a Palermo scompare Anna Nocera, diciassettenne. Fu il mafioso Leonardo Amoroso a sedurla e poi disfarsi di lei e minacciò la famiglia affinché non si rivolgesse alla giustizia. La madre invece depose al processo contro la famiglia Amoroso, presso cui la figlia lavorava come inserviente.

  • Giorgio Verdura

    Bolognetta (PA) // 7 maggio 1879 //

    L'ex-brigadiere Giorgio Verdura con decreto del 31 maggio 1877, fu nominato sindaco del Comune di Santa Maria dell'Ogliastro, oggi Bolognetta (Palermo) per il triennio 1876 -78. A partire dal 24 luglio 1878, il sindaco invia alle autorità del mandamento, della provincia e del circondario una circostanziata denuncia contro il notaio Vincenzo, classe 1836, e i fratelli Antonino e Rosario Benanti, i fratelli Giovanni e Giuseppe Monachelli, il medico Antonino Calivà, tutti appartenenti al cosiddetto "partito Benanti". La coraggiosa denuncia del sindaco contraddice la presunta generale omertà dei siciliani, segnalata qualche anno prima dalla celebre inchiesta degli aristocratici toscani Franchetti e Sonnino, secondo cui nell'isola "nessuno denunzia, nessuno porta testimonianza, nemmen l'offeso". Verdura viene accusato di essere un calunniatore fino a essere rimosso dal suo ruolo di sindaco. Il 7 maggio, sul far del giorno, si reca a Palermo a piedi con un gruppo di compaesani forse al seguito dei carrettieri che partono all'alba in gruppo. Nel corso del cammino, l'ex sindaco si distanzia dalla comitiva di circa trecento metri. All'improvviso, da un campo coltivato a frumento vengono sparati i proiettili di un fucile, che lo colpiscono.

  • Emanuele Notarbartolo

    Termini Imerese (PA) // 1 febbraio 1893 // 58 anni

    Sindaco di Palermo per tre anni, Emanuele Notarbartolo di mestiere fa il direttore del Banco di Sicilia da quando nel 1876 fu nominato direttore generale. Un ruolo difficile, pieno di rischi. E di preoccupazioni. Il Banco di Sicilia è sull'orlo del fallimento. E attira le mira di persone poco raccomandabili. Ben presto la sua onestà e integrità morale si scontra con i politici presenti nel consiglio della banca, molti dei quali legati alla mafia locale. Il 1 febbraio 1893, Emanuele assorto nei suoi pensieri, si incammina verso la stazione di Sciara dove sale su un vagone di prima classe diretto a Palermo. Lo scompartimento è vuoto. Il treno arriva a Termini Imerese. Sono le 18.23, il treno porta tredici minuti di ritardo. Alla stazione salgono due uomini. Impeccabili nel vestire, soprabito scuro e bombetta. Il treno riparte per entrare dopo pochi minuti in una galleria. I due uomini, successivamente identificati in Matteo Filippello e Giuseppe Fontana, entrano in azione. Il treno è al buio. I due entrano nello scompartimento e aggrediscono Emanuele. Servono 27 pugnalate per ucciderlo.

  • Emanuela Sansone

    Palermo (PA) // 28 dicembre 1896 // 17 anni

    Il Natale è trascorso da due giorni. Emanuela, 17 anni, si trova nel magazzino che serve da pasteria e bottola vicino Piazza Ucciardone. Gioca con i suoi fratellini mentre la mamma al bancone pesa la pasta per un cliente. Improvvisamente si sentono due forti detonazioni provenienti dalla strada. Due fucilate violente. Una colpisce Emanuela alla tempia sinistra. Viene soccorsa e portata all'ospedale militare dove arriva già morta. E' la prima ragazza uccisa dalla mafia. Molto probabilmente una ritorsione: i mafiosi, come emerse dal rapporto del questore di Palermo Ermanno Sangiorgi, sospettavano che la madre di Emanuela li avesse denunciati per fabbricazione di banconote false. Dopo l'omicidio della figlia, Giuseppa Di Sarno iniziò a collaborare con la giustizia, uno dei primi esempi di collaborazione.

  • Luciano Nicoletti

    Corleone (PA) // 14 ottobre 1905 // 54 anni

    Sin da giovane mise radici a Corleone dove partecipa con grande passione al movimento dei Fasci, distinguendosi come uno dei contadini più decisi a portare avanti il grande sciopero dell'estate-autunno 1893 per l'applicazione dei "Patti di Corleone". Nicoletti fu in prima linea anche nelle lotte per le "affittanze collettive" e questo segnò la sua condanna a morte. La sera del 14 ottobre, Luciano torna a piedi da campi. È stanco. Qualcuno lo chiama per nome. Non fa tempo a girarsi che due colpi di lupara lo colpiscono al petto. Lascia la moglie e cinque figli. E il delitto venne archiviato e rimase per sempre "a carico d'ignoti".

  • Andrea Orlando

    Corleone (PA) // 13 gennaio 1906 // 42 anni

    Medico chirurgo con la passione della politica. Viene eletto eletto consigliere comunale nelle fila socialista a Corleone. Si schiera contro contro la cricca che amministrava il comune, in primo luogo contro il metodo con cui venivano determinate le tasse comunali. Insieme a questa attività in consiglio comunale, Andrea Orlando sostenne i contadini nelle lotte per le "affittanze collettive", aiutandoli a costituire la cooperativa "Unione agricola". Per la mafia, gli agrari e certi amministratori comunali, certamente un personaggio scomodo. Da eliminare. E' la sera del 13 gennaio 1906, Andrea passeggia in contrada "Rianciale", nelle vicinanze del suo un appezzamento di terra. Viene raggiunto da due colpi di lupara. Muore sul colpo.

  • Joe Petrosìno

    Palermo (PA) // 12 marzo 1909 // 48 anni

    Originario di Padula un piccolo paese in provincia di Salerno. Nel 1873 all'età di 13 anni emigra con la famiglia a New York, dove nel 1905 diventa tenente e gli viene affidata l'organizzazione di una squadra di poliziotti italiani, l'Italian Squad, grazie alla quale divenne ancora più proficua ed efficace la sua lotta senza quartiere contro la Mano Nera, organizzazione a carattere mafioso, con ramificazioni in Sicilia, attraverso la quale si esprimeva il racket. Seguendo una pista che avrebbe dovuto portarlo a infliggere un colpo decisivo alla Mano Nera, Petrosino tornò in Italia. Alle 20.45 di venerdì 12 marzo 1909, tre colpi di pistola in rapida successione, e un quarto sparato subito dopo, suscitarono il panico nella piccola folla che attendeva il tram al capolinea di piazza Marina a Palermo. Il cadavere di Petrosino fu trovato nel giardino Garibaldi al centro della piazza. Il mandante dell'omicidio, molto probabilmente, fu il capo della Mano Nera, Vito Cascio Ferro. Ma nessuno è stato mai in grado di provarlo. I funerali di Joe Petrosino si svolsero a Palermo il 19 marzo, poi la salma fu reclamata da Theodore Roosevelt, Presidente degli Usa, dove il 12 aprile del 1909, si svolsero i secondi solenni funerali con gli onori di un capo di Stato, alla presenza di circa circa 250 mila persone.

  • Lorenzo Panepinto

    Santo Stefano Quisquina (AG) // 16 maggio 1911 // 46 anni

    Maestro elementare con la passione della pittura e della politica. Fondatore del Fascio siciliano di Santo Stefano Quisquina, un piccolo paese in provincia di Agrigento. All'inizio del XX secolo, alla ripresa degli scioperi agricoli, Lorenzo decise insieme ad alcuni dirigenti, come Bernardino Verro di Corleone e Nicola Alongi di Prizzi, di progettare un cambiamento di strategia politica, puntando a dare ai contadini gli strumenti delle cooperative agricole e delle Casse Agrarie, per emarginare i gabelloti dei feudi. Una decisione che decretò la sua morte. Due colpi di fucile al petto lo colpirono all'ingresso della sua casa a Santo Stefano Quisquina il 16 maggio 1911.

  • Mariano Barbato

    Piana degli Albanesi (PA) // 20 maggio 1914 // 66 anni

    Militante socialista, uomo di punta del partito in Sicilia. La sua azione politica si svolge in difesa dei contadini. Il 20 maggio 1914, alle prime ore del mattino, in località Piana dei Greci (l'attuale Piana degli Albanesi) Mariano insieme al cognato Giorgio Pecoraro, lavorano a un muro a secco. Improvvisamente tre sconosciuti a volto scoperto esplodono vari colpi di fucile. Mariano e suo cognato muoiono immediatamente. Mariano, diventa una "vittima da sacrificare" per mandare un "messaggio" a suo cugino Nicola Barbato, leader politico dei socialisti, il partito candidato a vincere le imminenti elezioni amministrative.

  • Giorgio Pecoraro

    Piana degli Albanesi (PA) // 20 maggio 1914 // 60 anni

    Militante socialista, contadino. Il 20 maggio 1914, alle prime ore del mattino, in località Piana dei Greci (l'attuale Piana degli Albanesi) Giorgio, insieme al cognato Mariano Barbato, lavorano a un muro a secco. Improvvisamente tre sconosciuti a volto scoperto esplodono vari colpi di fucile. Giorgio e Mariano muoiono sul colpo. Il duplice delitto destò grande impressione a Piana. Le elezioni amministrative sono alle porte. Serve un "messaggio" verso i socialisti favoriti alle elezioni.

  • Bernardino Verro

    Corleone (PA) // 3 novembre 1915 // 49 anni

    Sindaco di Corleone, dirigente regionale di quel movimento contadino dei Fasci Siciliani che nacque in Sicilia nel 1892 e fu represso dallo Stato Italiano nel 1894. Un movimento che combatte per una miglioria delle condizioni dei contratti agrari e in particolare contro il potere dei gabelloti, borghesia imprenditoriale che prendeva in affitto enormi distese di terreni dagli agrari e li subaffittava ai contadini. Nel pomeriggio del 3 novembre 1915, alle 15, Bernardino Verro uscì dal palazzo Municipale e si diresse verso la propria abitazione. Da una casa posta all'angolo della via furono sparati ben quattordici colpi di rivoltella. Sette colpi attraversarono il corpo dì Bernardino Verro.

  • Giorgio Gennaro

    Palermo (PA) // 16 febbraio 1916 // 49 anni

    Sacerdote siciliano. Impegnato nel denunciare pubblicamente l'ingerenza dei poteri criminali nell'amministrazione delle rendite ecclesiastiche. Il 16 febbraio 1916 in borgata Ciaculli di Palermo viene assassinato. A ordinare la sua esecuzione, è stata l'Alta Maffia dei Ciaculli, incarnata per l'occasione da Salvatore e Giuseppe Greco. È il primo sacerdote ucciso dalla mafia.

  • Giovanni Zangàra

    Corleone (PA) // 29 gennaio 1919 // 38 anni

    Di professione "cordaro", militò nel partito socialista, partecipa alla competizione elettorale del 1914, dove viene eletto consigliere comunale nella lista del neo sindaco Bernardino Verro, che lo volle come assessore. Il 29 gennaio 1919, all'imbrunire, tre persone si appostano in via Marsala. Vedono arrivare Giovanni e gli sparano contro numerosi colpi di pistola. L'assessore cade a terra, ferito gravemente. Muore un paio d'ore dopo in ospedale. Giovanni Zangàra viene assassinato per avere negato a un mafioso il petrolio gratuito, che il comune gestiva in piccoli quantitativi per esigenze pubbliche e per distribuirlo alla povera gente.

  • Costantino Stella

    Prizzi (PA) // 6 luglio 1919 //

    Arciprete di Resuttano (CL), molto amato dal popolo per le sue attività per gli ultimi, dei "senza voce" e per il suo impegno al miglioramento delle condizioni delle campagne e degli abitanti del suo paese. E per questo inviso a chi traeva danno dalla sua attività. La sera del 28 giugno 1919 viene accoltellato davanti la sua casa da un membro di una potente famiglia mafiosa locale. Morì il 6 luglio, dopo diciotto giorni di agonia.

  • Giuseppe Rumore

    Resuttano (CL) // 22 settembre 1919 // 46 anni

    Giuseppe Rumore mosse i suoi primi passi all'interno del movimento contadino nei primi del '900 per poi ricoprire la carica di segretario della sezione socialista e dei reduci di guerra. L'8 giugno 1919, la Federazione decise di aderire alla Confederazione generale del lavoro. Scopo essenziale di tutta quest'attività era, per Rumore, la costituzione di un unico fronte tra i lavoratori delle leghe e gli operai di Palermo contro i grandi gabelloti e i proprietari, per porre fine alle loro prepotenze e iniziare una nuova era di giustizia sociale. Il 31 agosto 1919 si tenne a Prizzi un grande comizio, cui seguirono quelli di Palazzo Adriano e dei comuni vicini. La sfida alla mafia era dichiaratamente aperta e spregiudicata. La risposta non si fece attendere. La mafia dei grandi latifondisti doveva mostrare tutta la sua forza, la sua autorità. Nella notte del 22 settembre, Giuseppe viene ucciso davanti alla sua abitazione, sotto gli occhi della moglie e della figlia di quattro anni.