10 marzo 1878
Palermo (PA)

Anna Nocera

Anna è vittima del primo femminicidio di mafia, il suo nome apre il lungo elenco di vittime innocenti di mafia che Libera cura da 26 anni. Il suo nome è il primo che viene letto ogni 21 marzo, durante la "Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie".

Anna Nocera nasce a Palermo nel 1861, da una famiglia di umili origini. In quegli anni, il Ministro dell’Interno è un ex garibaldino, Giovanni Nicotera, che invia a Palermo il Prefetto Antonio Malusardi per condurre una campagna contro il banditismo e per stanare organizzazioni di tipo mafioso, di cui fanno parte banditi, possidenti, notabili, professionisti e, persino, sacerdoti.
In questo periodo Palermo è teatro di importanti processi contro la mafia, primo tra tutti quello che vede protagonisti, tra il 25 aprile e l’8 maggio del 1878, gli “Stuppagghieri” di Monreale, che si contrappongono ai “Giardinieri”. I due clan si contendono il controllo dell’acqua e mettono in atto la prima guerra di mafia di cui si abbia notizia.

Ancora giovane inizia a fare la domestica e, dopo le prime esperienze, trova lavoro a servizio della famiglia Amoroso. Anna non sa che quella è una famiglia mafiosa, quella di Porta Montalto. 
Svolge il suo lavoro con dedizione e impegno, ma ben presto Leonardo Amoroso, uno dei figli dei suoi padroni, inizia a corteggiarla e a farle delle avances. Anna, ragazza graziosa e dai modi gentili, timida e riservata, rifiuta e un po' spaventata dai modi bruschi con cui Leonardo insiste, decide di smettere di lavorare presso quella famiglia per evitare rischi. Purtroppo, considerate le condizioni di estrema povertà della sua famiglia, è costretta a tornare sui suoi passi e a chiedere alla famiglia Amoroso di riprenderla a lavorare presso di loro. 
Le avances non finiranno e anzi sarà costretta a cedere e, dopo poco tempo, resterà incinta, all’età di 17 anni. La famiglia di Anna conoscerà così l’onta del disonore, ma il timore che incute il nome degli Amoroso li costringe a chiudersi in un umiliante silenzio. Anna prova a chiede a Leonardo di rimediare con un matrimonio riparatore ma lui non vuole sentire ragioni e, scocciato dalle richieste di Anna decide di risolvere il problema a modo suo.

Il 10 marzo del 1878 

Il 10 marzo di quel 1878 Anna sparisce misteriosamente nel nulla, con il suo bambino in grembo. Leonardo ha deciso di risolvere così quel problema: facendola sparire.
Quella mattina esce di casa per recarsi, come ogni giorno, presso gli Amoroso a lavorare. Quel giorno, a differenza di tutti gli altri, non farà più ritorno dai suoi familiari. Si fa tardi la sera e i suoi genitori iniziano a preoccuparsi: non è da Anna comportarsi così, non rincasare appena terminato il suo orario di lavoro, così iniziano a cercarla. Invano.
Le modalità della sparizione restano, ancora oggi, un mistero. 
Dopo giorni di ricerche prenderà sempre più corpo la tesi che Anna sia stata uccisa e sepolta chissà dove. Il suo papà allora intuisce che il colpevole è proprio Leonardo Amoroso perché lui aveva interesse a farla sparire per nascondere la gravidanza della figlia. Così, un giorno, lo aspetterà in strada per chiedergli che fine avesse fatto fare a sua figlia. A quel punto Leonardo non perderà tempo e risponderà con le peggiori ingiurie arrivando poi a minacciarlo di morte se solo ne avesse fatto parola con le forze di polizia o con i giudici.

Vicenda giudiziaria

Il 29 agosto del 1883 inizierà il processo ai fratelli Amoroso, che sono in guerra con la famiglia Badalamenti. I fratelli saranno accusati di nove omicidi, tra cui quello di Anna e quello di un altro loro fratello, Gaspare, che aveva prestato servizio di leva come Carabiniere, cosa che rappresentava un disonore per la famiglia e una violazione del loro codice mafioso, tanto che il ragazzo meritava una punizione: venne preso a coltellate e ucciso.
La mamma di Anna, Vincenza Cuticchia, ormai vedova, si costituirà parte civile nel processo e, durante un’udienza griderà agli imputati: «Scellerati, infami, vi succhiaste il sangue di mia figlia!». Il processo raccoglierà una grande partecipazione di pubblico e riscuoterà anche l’interesse della stampa italiana e  estera. 
A difesa degli imputati interverranno in udienza due deputati, Valentino Caminneci e Raffaele Palizzolo che, qualche anno più tardi, sarà implicato come principale imputato nel processo per l'omicidio Emanuele Notarbartolo
Il processo si baserà anche sulle testimonianze di alcuni mafiosi e si concluderà con nove condanne a morte e diverse pene detentive. Ma il corpo di Anna non sarà mai ritrovato.

Memoria viva

Il nome di Anna è ricordato, insieme alle oltre 1000 vittime innocenti delle mafie che ogni anno in occasione del 21 marzo, la Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, riecheggiano in tanti luoghi. Per noi Anna ha un vero e proprio diritto al ricordo, un diritto che restituisce “dignità” a ogni nome che ricordiamo, che rappresenta la promessa ad Anna che non dimenticheremo la sua storia, i suoi progetti di vita, portando con noi i suoi sogni e rendendoli vitale pungolo del nostro impegno quotidiano.

La storia di Anna è raccontata nel libro "Dead silent - Life stories of Girls and Women Killed by the Italian Mafias. 1878 - 2018" di Robin Pickering Iazzi, dell'università del Wisconsin - Milwaukee.