Parole di memoria

Diritti alla Verità, il podcast di Vivi

Diritti alla Verità, il podcast di Vivi

21 marzo. Fare memoria è un impegno

La nascita di quel lungo elenco dei nomi delle vittime innocenti delle mafie, il primo 21 marzo, il valore della memoria che ogni anno a partire dalla Giornata della Memoria e dell'impegno si diffonde, si coltiva e si trasforma in impegno per 365 giorni l'anno. Il racconto, attraverso le testimonianze di Luigi Ciotti, di Daniela Marcone, di Alessandro Antiochia e Tilde Montinaro, in Diritti alla verità, il primo podcast di Vivi di Libera a cura di Sofia Nardacchione e Angelo Miotto. Parole di impegno a esistere per resistere, un piccolo audio-racconto di memoria nella nostra lotta quotidiana per la verità e giustizia per tutti i familiari delle vittime innocenti delle mafie e per la libertà come bene comune. Per trasformare la memoria del passato in un'etica del presente.

 

 

 


Diritti VIVI, il limite temporale

Sono 163 le vittime innocenti uccise prima del 1° gennaio 1961, ricordate all’interno del lungo elenco delle vittime innocenti di Libera. Lo Stato italiano però non riconosce loro lo status di “vittima di criminalità organizzata di stampo mafioso”, ai loro familiari non vengono riconosciuti diritti o - come vengono chiamati a livello legislativo - benefici.

In questa seconda puntata approfondiremo l'argomento con: Marcello Ravveduto, docente di Digital Public History alle Università di Salerno, di Modena e di Reggio Emilia; Daniela Marcone, responsabile dell'area Memoria di Libera; Enza Rando, responsabile dell'area legale di Libera; Italo Giannola, figlio di Antonino Giannola; Antonella Azoti, figlia di Nicolò Azoti.

Il secondo episodio di Diritti alla verità, di Sofia Nardacchione e Angelo Miotto.

 

 


Diritti alla verità. Il quarto grado

Per ottenere il riconoscimento ufficiale di "vittima innocente di mafia" ci sono dei requisiti da rispettare: le norme stabiliscono che la persona vittima e i suoi familiari devono essere estranei fino al 4° grado di parentela con soggetti nei cui confronti sono state applicate determinate misure. Un punto su cui Libera, nella sua battaglia per i Diritti vivi, chiede da tempo una valutazione caso per caso che guardi alle frequentazioni del superstite e dei familiari della vittima e non al grado di parentela. Dietro ogni caso ci sono storie, vite e scelte diverse.

Le raccontiamo in questo terzo episodio di "Diritti alla verità", con le voci di Susy Cimminiello, sorella di Gianluca Cimminiello, Lea Martimucci, sorella di Domenico Martimucci, e Daniela Marcone, vicepresidente e responsabile dell'area memoria di Libera.

Il terzo episodio di Diritti alla verità, di Sofia Nardacchione e Angelo Miotto.

 


Il diritto alla verità

Più dell’80% delle vittime innocenti delle mafie non ha avuto verità né giustizia. Una verità giudiziaria, una giustizia che dovrebbe essere dovuta in uno stato civile, democratico. Molte indagini sono state archiviate per mancanza di elementi, in diversi casi le famiglie delle persone vittime non ne hanno avuto notizia se non dopo anni. Nonostante questo, rispetto a mafie che vogliono il silenzio, c’è chi non si è lasciato piegare e ha deciso di romperlo continuando a chiedere verità e giustizia. Perché la verità è un diritto e da poco lo ha affermato anche un Tribunale italiano.  

Le raccontiamo in questo quarto episodio di "Diritti alla verità", con le voci di Enza Rando, vicepresidente e responsabile dell’ufficio legale di Libera, Margherita Asta, figlia di Barbara Rizzo e sorella di Giuseppe e Salvatore Asta, vittime della strage di Pizzolungo, e Daniela Marcone, vicepresidente e responsabile dell'area memoria di Libera.

Il quarto episodio di Diritti alla verità, di Sofia Nardacchione e Angelo Miotto.