Nel nome di Angelica. Una memoria che diventa processo educativo
«Io non so se, con quello che è successo, riuscirei a fare quello che fai tu».
Matteo lo ha detto durante un incontro a scuola con Nadia Rizzello, sorella di Paola e zia di Angelica. Non era proprio una domanda. Era una risonanza. Matteo non cercava le parole giuste. Stava misurando ciò che aveva ascoltato con la propria vita. In quella frase c’erano il dolore della storia e il riconoscimento del coraggio di Nadia, che continua a portarla tra i ragazzi.
È stata Rita Di Levrano a far conoscere a tutti noi la storia di Angelica Pirtoli. Sorella di Marcella, vittima innocente di mafia. Con lei l’idea ha trovato ascolto, concretezza e relazioni. Ma soprattutto ha incontrato un nome.
All’inizio avevamo in mente una cosa semplice: portare la poesia tra i ragazzi e offrire loro parole per guardare ciò che accade intorno.
L’idea iniziale è stata mia, ma non ho mai pensato di trattenerla. Nella crescita comunitaria non ci sono personalismi né spazi da occupare. Ci sono processi da innescare. Porto con me anche ciò che ho imparato da mio padre poliziotto: il servizio prima del ruolo, la persona prima della divisa. La prima persona che ho cercato è stata Francesco Palermo, poeta di Torchiarolo. Nel suo modo discreto di vivere la poesia abbiamo riconosciuto la delicatezza dalla quale partire. Il Comitato Genitori Valesium ha portato nel percorso la necessità di parlare di antimafia sociale e cittadinanza attiva a partire dalla vita di ogni giorno, da quelle prepotenze che i ragazzi incontrano e che qualche volta finiscono per sembrare normali. L’Oratorio Giovanni Paolo II è il luogo capace di accogliere questo desiderio, un contenitore di speranze per i giovani e per la loro vita futura.
Il primo nucleo è nato così, con Francesco, Adriano, Ludovico, il Comitato Genitori “Valesium” e l’Oratorio Giovanni Paolo II. Persone semplici, esperienze diverse e il desiderio di cominciare qualcosa dal basso, senza pretese. A quel primo nucleo si sono uniti i Lions Club di Torchiarolo e San Pietro Vernotico, Lu Torchiu, la mia amica di università Dott.ssa Manuela D’Amici, con altre persone e realtà del territorio. Da quel momento, quell’idea semplice ha cambiato misura.
Il Premio ha preso forma nelle scuole di Torchiarolo e San Pietro Vernotico, insieme ai bambini e ai ragazzi.
Angelica aveva due anni e mezzo quando, il 20 marzo 1991, fu uccisa insieme a sua madre, Paola Rizzello. Due anni e mezzo sono il tempo dei passi ancora incerti, delle prime parole, delle mani che cercano quelle degli adulti. Angelica non ha potuto conoscere la scuola, le amicizie, le domande, le scoperte e le ribellioni dell’adolescenza. Non ha potuto scegliere chi diventare. Non possiamo immaginare al posto suo la ragazza e la donna che sarebbe stata. Possiamo però riconoscere tutto ciò che le è stato sottratto. Possiamo rifiutare che la sua vita resti chiusa nella frase che racconta la sua morte.
Con Nadia e con l’Associazione «Angelica Pirtoli - Semi di Giustizia e Rinascita», il nome di Angelica ci ha chiesto ancora più attenzione. Nadia ci ha aiutati a parlarne non come di un simbolo, ma come di una bambina.
La frase di Matteo ci ha fatto vedere ciò che cercavamo: la storia di Angelica non era stata soltanto ascoltata. Aveva innescato un processo educativo. Lo chiamiamo processo perché ha bisogno di tempo e di relazioni. Si costruisce negli incontri e nell’ascolto, nelle domande che chiedono di essere rielaborate e restituite. Il Premio viene dopo. Prima ci sono i ragazzi, la storia che viene loro affidata e lo spazio necessario perché possano trovare parole e immagini proprie, senza ripetere quelle degli adulti. Il tema della prima edizione, «Qui non è normale», è nato da qui. Non bastava dire che la mafia è sbagliata. Volevamo chiederci che cosa, nella vita di ogni giorno, sembra normale e non lo è: la prepotenza scambiata per forza, il silenzio scelto per paura, il controllo confuso con la cura, l’indifferenza davanti a chi resta solo.
In questo cammino Libera c’era. Il Coordinamento provinciale di Libera Brindisi e, in particolare, Anna Settanni ci hanno aiutati a non separare la memoria dall’impegno, la storia di Angelica da quella delle altre vittime innocenti delle mafie.
Il lavoro nato nelle scuole non poteva restare nelle aule. Doveva tornare tra le persone. In Piazza Castello la premiazione c’era, ma al centro c’erano i ragazzi, le loro opere e le domande restituite alla comunità. Quella sera genitori, cittadini e istituzioni erano lì per ascoltare i ragazzi. Insegnanti, artisti, scout, associazioni e cittadini hanno portato altri sguardi, tenuti insieme dalle parole dei ragazzi. Il Premio si è mosso così: dalle scuole alla piazza, dai ragazzi alla comunità. Per noi anche questo è antimafia sociale: non lasciare la memoria soltanto ai giorni segnati sul calendario o ai momenti istituzionali, ma riportarla nei luoghi e tra le persone, perché diventi domanda e responsabilità quotidiana. Insegnanti, artisti, scout, associazioni e cittadini hanno portato altri sguardi, tenuti insieme dalle parole dei ragazzi. Il Premio si è mosso così: dalle scuole alla piazza, dai ragazzi alla comunità. Da questa stessa idea nasce anche il Fondo Angelica Pirtoli, ospitato dalla Biblioteca Pubblica Arcivescovile «Annibale De Leo» di Brindisi. Le parole e i disegni dei ragazzi non restano legati al ricordo di una serata, ma diventano materiali vivi, capaci di generare altri incontri.
La seconda edizione nasce dalla stessa necessità: dal desiderio di dare continuità al processo educativo, raggiungendo altre scuole e altre età attraverso la poesia, la prosa e l’arte. Angelica porta con sé il profumo delle margherite e la bellezza della memoria che fiorisce. Non per coprire il dolore, ma per trasformarlo in una responsabilità condivisa. Perché non accada mai più.
Chiara Tondo, pedagogista e coordinatrice pedagogica del Premio di Poesia "Angelica Pirtoli"








