Parole di memoria

21 marzo 2026. L'elenco delle vittime innocenti

21 marzo 2026. L'elenco delle vittime innocenti

La sera del 4 dicembre 1921 la mafia di Casteldaccia uccide don Ignazio Modica per essersi opposto agli interessi di mafiosi e politici corrotti. Il 21 marzo di quest'anno, in occasione della XXXI Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, il nome di don Ignazio Modica verrà letto per la prima volta insieme ad altri 1116 nomi raccolti nell'elenco che Libera cura da oltre 30 anni.

I nomi inseriti quest’anno in elenco sono 16. Storie dimenticate per tanti, troppi, anni, che vogliamo raccontare brevemente, perchè non si tratta solo di vicende familiari, ma di storie che ci parlano dei nostri territori, di violenze mafiose che hanno colpito non solo le vittime e le loro famiglie, ma l'intera comunità.

Ignazio Modica: don Ignazio Modica rivestiva la carica di vicario economo spirituale del Comune di Casteldaccia (PA), sostenendo tenacemente la trasparenza negli appalti comunali finanziati dal Governo per opere pubbliche. Verrà ucciso davanti alla sua chiesa, all'età di 42 anni. Dopo una serie di depistaggi, sulla base di nuove testimonianze, verranno indagati quattro mafiosi, che non saranno mai arrestati e processati.

Mario Viscito: il 24 febbraio 1963, Raffaele Cutolo, allora 22enne, percorre il viale principale di Ottaviano (NA) con una Fiat 1100 a velocità elevata. Una ragazzina di 12 anni, che aveva rischiato di essere investita, gli dà del cretino. Cutolo la schiaffeggia in malo modo. Il fratello della bambina e un amico intervengono per difenderla, dando così iniziò ad una rissa. Mario Viscito, 31 anni, padre di tre figli, che passava di lì di ritorno dal lavoro, decide di intervenire per sedare la lite. Cutolo torna verso l'auto, prende la pistola e spara otto colpi, cinque dei quali colpiscono a morte Mario Viscito, la prima vittima del futuro capo della NCO.

Carmelo Siciliano: il 23 giugno 1967, Carmelo Siciliano, commerciante ortofrutticolo di 39 anni, viene ucciso nella piazza del mercato di Locri nel corso di un regolamento di conti tra clan. Il processo porterà alla sbarra figure di spicco delle 'ndrine locali, ma verranno tutti assolti e la strage del mercato di Locri resterà per sempre una storia senza colpevoli.

Francesco Aversano: il 30 settembre 1973, il piccolo Francesco Aversano, 9 anni, viene ucciso a Casal di Principe (CE) da un proiettile vagante nel corso di un agguato di camorra. È la prima vittima innocente del clan dei Casalesi.

Riccardo Cristaldi, Giovanni La Greca, Lorenzo Pace e Benedetto Zuccaro: la chiamarono la «strage dei picciriddi», l'uccisione di quattro ragazzini, tutti tra i 13 e 15 anni, avvenuta il 7 luglio 1976 a Mazzarino (CL). Qualche giorno prima, uno di loro aveva scippato la borsa alla madre di Nitto Santapaola, potentissimo boss catanese. I quattro, che vivevano nel quartiere popolare di San Cristoforo, spariscono nel nulla. Solo una dozzina di anni dopo, dalle dichiarazioni di un pentito si viene a sapere che i quattro “picciriddi” erano stati picchiati, strangolati e gettati in un pozzo.

Carlo Lombardi: la sera del 5 marzo 1982, don Carlo Lombardi, sacerdote e docente di religione presso un liceo di Benevento, resta vittima di una brutale esecuzione. Tre assassini entrano all’interno della chiesa di Santa Maria della Verità, lo legano con un fil d ferro, lo torturano e infine lo soffocano. Il movente, probabilmente, è da rinvenirsi in un atto ritorsivo per il suo impegno nella lotta alla criminalità nel rione della sua parrocchia.

Raffaele Sarnataro: il 21 aprile 1982, a Bellizzi (SA), Raffaele Sarnataro viene assassinato a colpi di pistola durante un raid organizzato per uccidere Gennaro Lanzetta, esponente del clan Nuova Famiglia.

Domenico Di Donna: era il 1° aprile del 1988 e la tradizionale processione del Venerdì Santo dalla basilica di Santa Croce, a Torre del Greco (NA), era partita da pochi minuti, quando un commando di fuoco fece irruzione nel ristorante “Taverna del Buongustaio”, dove erano seduti a tavola sei esponenti di spicco del clan Galliano-Mennella. Tra le vittime, un innocente cameriere: Domenico Di Donna, 61 anni, che si trovò sulla traiettoria dei proiettili.

Salvatore Richiello: aveva solo 12 anni, quando venne ucciso, il 18 aprile 1991, a Castelvolturno (CE), mentre si trovava in auto insieme al padre e ad un amico, Pellegrino De Micco, vero obiettivo dell’agguato. Per l’omicidio è stato condannato all’ergastolo il boss Michele Zagaria. Trent'anni di reclusione per l’esponente del clan dei Casalesi Pasquale Apicella e 15 per il collaboratore di giustizia Luigi Diana.

Felice Dara: venne ucciso il 18 agosto del 1991 ad Alcamo Marina, in provincia di Trapani, perché sospettato di essere in rapporti con Filippo Massimiliano Pirrone, quest’ultimo appartenente al gruppo degli stiddari. Aveva 20 anni.

Vincenzo Natale: fu ucciso il 28 settembre 2003, a Villa Literno (CE), durante una sparatoria tra i gruppi camorristici dei Bidognetti e dei Tavoletta. Insieme a lui morì un altro innocente, Giuseppe Rovescio, mentre i veri obiettivi dell'agguato rimasero feriti.

Maxime Susini: militante ed ecologista corso di 36 anni, è stato assassinato il 12 settembre 2019 sulla spiaggia di Cargèse (Corsica). A partire dal 2015, il villaggio dove vive è segnato da un aumento esponenziale di violenze: incendi dolosi, intimidazioni, traffico di droga. Maxime comprende rapidamente che si tratta di metodi mafiosi. Si oppone apertamente a questa deriva, cerca di dissuadere i giovani dallo spacciare, sostiene i commercianti minacciati e rifiuta qualsiasi compromesso. Nonostante le ripetute minacce, rifiuta di cedere davanti a questi soprusi. Il suo assassinio segna una svolta storica per l’isola: per la prima volta in Corsica emerge una mobilitazione civile contro le mafie, seppure non ci siano progressi nell’indagine giudiziaria rispetto al suo omicidio. Nessuna sentenza e nessun arresto ha mai avuto luogo.

Adnan Siddique: sindacalista pakistano di 32 anni, è stato assassinato a coltellate la sera del 3 giugno 2020 a Caltanissetta, per aver difeso i diritti dei braccianti contro lo sfruttamento dei caporali.