5 aprile 1990
Mesagne (BR)

Marcella Di Levrano

La storia di una donna orribilmente massacrata da uomini che le erano anche stati vicino, incapaci di tollerare il suo coraggio, la forza e la determinazione di abbandonare un mondo che non era più il suo.

Marcella Di Levrano, seconda di tre sorelle, nasce a Mesagne il 18 aprile del 1964. Nel 1968 sua mamma Marisa sceglie di abbandonare il marito violento e di trasferirsi con le sue tre bambine a Torchiarolo, facendo di tutto per regalargli un futuro sereno e felice. Alle scuole medie Marcella è la prima della classe, poi sceglie di frequentare l’istituto magistrale a Brindisi, proprio in quegli anni in cui la città diventa una piazza importante di spaccio di droga e criminalità organizzata. Marcella, una ragazza così solare e intelligente ma profondamente fragile, cresciuta senza suo papà, da quel momento non sarà più la stessa; quel sorriso diventa sempre più raro da vedere sul suo bel volto, diventa scontrosa anche in famiglia, fino a quando, al secondo anno, una sera non fa ritorno a casa. La ritroveranno due giorni dopo, drogata. Iniziano così degli anni travagliati: per procurarsi le sue dosi comincia a frequentare personaggi pericolosi e senza scrupoli, giovani e ambiziosi boss della Sacra Corona Unita, che muoveva i suoi primi sanguinosi passi. A nulla serve l’enorme sforzo di sua mamma e delle sue sorelle che con amore provano a strapparla da quel mondo. Senza un aiuto reale e concreto dei servizi sociali, Marcella alterna momenti di lucidità e di voglia di cambiamento a fughe e intossicazioni, ricoveri e dimissioni.

Occasione di Riscatto

Questo vortice si spezza dopo 4 anni, nel momento in cui Marcella scopre di essere incinta. È un momento di rinascita, ha capito che questa è per lei l’occasione del riscatto, il momento della sua rinascita. La gioia di diventare mamma la fa allontanare dal giro della droga e da tutte le sue vecchie frequentazioni. Trascorrono così dei mesi bellissimi per lei e per la sua famiglia, mesi di piccole gioie, di sorrisi e di serenità, in cui Marcella cerca di costruire una vita migliore e un futuro dignitoso per sé e per la bambina che porta in grembo.
Nasce Sara e per Marcella è una gioia immensa, ma un pensiero la turba: non vuole che la sua piccola cresca, come lei, senza un papà. Così lo va a cercare e, sentendosi ripetutamente rifiutata, ricade e viene risucchiata di nuovo da quel mondo che con fatica aveva abbandonato. Riprende così a drogarsi, diventa schiava di sé stessa e dell’eroina. La sua famiglia, che non sa più cosa fare, cambia più volte paese nella speranza di allontanarla da quel giro, ma senza risultati. Di lì a poco i servizi sociali le tolgono l’affidamento della sua piccola Sara. Marcella senza sua figlia si sente persa, sa che l’amore che la lega a lei è troppo forte e che non può vivere lontana da lei. Decide allora di riprendere in mano la sua vita, per poter salvare sé stessa e dare dignità a sua figlia. Dal giugno del 1987 inizia così a collaborare con le Forze dell’Ordine, denunciando tutto ciò che ha visto e che ha conosciuto, fa nomi e cognomi delle persone che giravano intorno allo spaccio e al traffico di droga. Sono nomi e volti legati alla Sacra Corona Unita. Marcella, con tutto quello che racconta, diventa una persona scomoda, che doveva essere la prima testimone nel maxi – processo che si sarebbe tenuto contro la Sacra Corona Unita, a novembre del 1990. Ma Marcella non arriverà mai in quell’aula del Tribunale di Lecce, è una testimone troppo scomoda perciò va fatta fuori subito. Scompare l’8 marzo del 1990. Il suo corpo sarà ritrovato solo il 5 aprile dello stesso anno, parzialmente occultato tra foglie e rami secchi, nel bosco dei Lucci, tra Brindisi e Mesagne. La troveranno con il volto sfigurato, irriconoscibile. Secondo il "codice d’onore" della Sacra Corona Unita quella è la morte destinata ai traditori.

Spero di sapere tutta la verità, anche se cinque pentiti hanno raccontato chi e perché mi ha strappato mia figlia. Per un processo è troppo tardi, ormai. Ma per la verità no. Serve a recuperare la nostra storia, a ritrovare i luoghi cari. Mi fa piacere quello che accade, le iniziative in sua memoria. Mi dà la speranza che si possa cambiare. Il senso di questa tragedia, se un senso può avere, è tutto qui
Marisa Fiorani - mamma di Marcella

Vicenda giudiziaria

A oggi non ci sono nomi legati all’omicidio di Marcella Di Levrano, né esecutori né mandanti.
I vari pentiti che nel corso degli anni hanno collaborato con la giustizia non hanno mai fornito dettagli utili per incriminare l’assassino, ma hanno confermato che Marcella aveva deciso di abbandonare il mondo della tossicodipendenza e della malavita organizzata che controllava quei traffici, iniziando a collaborare con le Forze dell’Ordine.

Memoria viva

Alla memoria di Marcella oggi sono intitolati tre presidi di Libera: il presidio universitario di Gorizia, il presidio di Pavia e il Presidio di Aosta.
La “Cooperativa Sociale Terre di Puglia – Libera Terra” le ha dedicato un vino, le cui uve vengono coltivate su terreni confiscati a mafiosi appartenenti alla Sacra Corona Unita e un bene confiscato a Seriate (BG).