7 novembre 1980
Ottaviano (NA)

Domenico Beneventano

Medico, poeta e consigliere comunale, fu assassinato per il suo coraggioso impegno contro la camorra e la sua ferma opposizione alle speculazioni edilizie nel territorio vesuviano.

Petina è un piccolo paese arroccato ai piedi dei Monti Alburni, nel salernitano. È qui che l’11 luglio 1948 nasce Domenico Beneventano, ed è qui che trascorre parte della sua giovinezza, immerso in un paesaggio ricco di castagni, querce e aceri. La sua famiglia era originaria di Sasso di Castalda, borgo medievale immerso nella natura incontaminata dell’Appennino lucano, tra boschi di querce e faggi millenari.

La natura ebbe un ruolo importante nella sua formazione, anche per il lavoro di suo padre, impiegato del corpo forestale. Proprio per le esigenze lavorative del padre, nel 1964, Mimmo si trasferì con la sua famiglia in provincia di Napoli, ad Ottaviano, alle pendici del Vesuvio.

Dopo essersi laureato in Medicina e aver conseguito la specializzazione in Chirurgia, diventa chirurgo presso l’ospedale San Gennaro di Napoli e medico di base a Ottaviano. Animato da una costante attenzione verso gli ultimi e i più vulnerabili, Mimmo è sempre in prima in linea quando si tratta di aiutare chi è in difficoltà: a Firenze, durante l’alluvione del 1966; nella Valle del Belice, colpita dal terremoto del ’68; tra i poveri al fianco delle organizzazioni cattoliche, prendendo parte a campi di lavoro in Italia e all’estero. 

Mimmo non è soltanto un uomo generoso e altruista. È una persona colta, intelligente, capace di osservare criticamente la realtà che lo circonda. Coltiva la passione per la poesia e possiede una profonda conoscenza delle problematiche sociali e politiche del proprio territorio. Per Domenico Beneventano, l'impegno sociale non può limitarsi all'assistenza e alla cura delle persone. È necessario intervenire anche sulle cause delle disuguaglianze e contribuire attivamente alla costruzione di una società più giusta.

I miei antenati, e quelli di tanti altri, hanno imparato molto bene a tacere ed obbedire senza discutere: io non ancora.
Lucania, di Domenico Beneventano, Rabbia e destino, RCE Multimedia, 1987

Animato da questi ideali, nel maggio del 1975 si candida alle elezioni comunali di Ottaviano nelle liste del Partito Comunista Italiano, venendo eletto consigliere comunale. Fu riconfermato nell'incarico alle elezioni del giugno 1980, proseguendo il proprio impegno politico con l'obiettivo di tutelare gli interessi della collettività e promuovere il bene comune. Al centro del suo impegno politico, c’è la lotta alla camorra e alle sue infiltrazioni nelle amministrazioni locali, negli anni in cui Ottaviano è il feudo indiscusso di Raffaele Cutolo e della sua Nuova Camorra Organizzata, che intrecciava interessi criminali, politica e attività imprenditoriali.

Nel ruolo di consigliere comunale, si impegna per la tutela del territorio vesuviano, opponendosi agli interessi criminali ed economici che ne minacciavano l'integrità. La sua azione politica si contrappone apertamente alle speculazioni edilizie e agli interessi della camorra, denunciando un sistema di potere fondato sulla corruzione, sulle complicità e sullo sfruttamento del territorio. La difesa dell'ambiente rappresenta, per lui, una questione etica e democratica: proteggere il territorio significa tutelare i diritti dei cittadini e il futuro delle prossime generazioni.

Le sue denunce e la sua intransigenza lo rendono molto presto un personaggio scomodo, bersaglio di minacce e intimidazioni. Rosalba Beneventano, sorella di Mimmo, ha ricordato che, durante le sedute del consiglio comunale, alcune persone presenti tra il pubblico si sbottonavano la giacca per mostrare la pistola e intimidire chi interveniva contro i progetti contestati. In quegli anni, il clima era particolarmente difficile per gli esponenti politici impegnati nella denuncia delle infiltrazioni della camorra. Il 13 settembre 1978, ad Ottaviano era stato ucciso Pasquale Cappuccio, avvocato e consigliere comunale nelle liste del Partito Socialista. Qualche anno dopo, Raffaele La Pietra, segretario della sezione locale del Pci, fu gravemente ferito. Poche settimane prima dell'omicidio di Cappuccio, il 30 agosto '78, a Pagani, era stato ammazzato Antonio Esposito Ferraioli, iscritto al Pci e sindacalista della Fatme. Episodi gravissimi, che testimoniano la pericolosità della situazione e l’isolamento nel quale si trovavano coloro che si opponevano al sistema politico-clientelare e camorristico.

Essere comunista voleva dire combattere la camorra. Noi la consideravamo come una degenerazione violenta e prepotente del sistema clientelare, una propaggine armata di alcuni esponenti dei partiti che combattevamo. I due mondi erano inconciliabili e perciò divenimmo bersagli di attentati, di continue minacce e ridotti all’isolamento.

7 novembre 1980

Il 7 novembre 1980, mentre saliva in auto per recarsi a lavoro, Mimmo Beneventano fu assassinato per mano dei sicari di Cutolo. Aveva trentadue anni. La madre assistette all’agguato dalla finestra di casa, mentre la sorella Rosalba, allora ventiduenne, accorse in strada e lo accompagnò disperatamente al pronto soccorso dell’ospedale Loreto Mare.

Stavo dormendo…sono stata svegliata dalle urla di mamma che dalla finestra aveva visto tutto. Erano le 7.10. Mi affacciai e scorsi Mimmo a terra. Ci precipitammo in strada, era ancora vivo e fece un gesto come a slacciarsi la cravatta. Lo caricammo in auto e lo portammo al Loreto Mare. Ero convinta che ce l’avrebbe fatta. Per me lui era un gigante, un ciclone, il fratello maggiore indistruttibile.
Video testimonianza di Rosalba Beneventano

Vicenda giudiziaria

Sull’omicidio di Mimmo Beneventano non è mai stata scritta una verità definitiva. Il processo di primo grado, avviato nell’86, si concluse con la sentenza di ergastolo per Raffaele Cutolo come mandante e con la condanna di altri sei imputati. Nel processo d’appello, tuttavia, le condanne furono annullate con la formula dubitativa.

Nel 2012 il Ministero dell’Interno ha riconosciuto Mimmo vittima della criminalità mafiosa sulla base della sentenza dell’87 che lo definiva «persona impegnata…imbattibile contro la violenza camorristica».

Sono trascorsi tanti anni da quel tragico mattino di novembre e gli assassini di mio fratello Mimmo che contrastava la cementificazione del Vesuvio non hanno un nome e probabilmente non lo avranno mai.
Rosalba Beneventano, in «44 anni fa veniva assassinato Mimmo Beneventano, il 7 novembre sarà ricordato»

Memoria viva

L’omicidio di Mimmo Beneventano provocò una mobilitazione sociale senza precedenti ad Ottaviano. Nacque l’associazione degli studenti contro la camorra e poco dopo venne organizzata la prima marcia anticamorra.

In sua memoria fu costituita la Fondazione Mimmo Beneventano, presieduta dalla sorella Rosalba, impegnata nella promozione della legalità e nella collaborazione con gli istituti scolastici della regione. La Fondazione ha sede in un bene confiscato alla famiglia Prisco e affidato alla gestione dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio.

Nel 1989, sulla scorta delle sue battaglie ambientaliste, nacque ad Ottaviano il circolo di Legambiente “Mimmo Beneventano”, per continuare le sue battaglie contro le aggressioni al patrimonio naturale e culturale e per promuovere una reale coscienza ambientalista.

La strada di Ottaviano dove Mimmo fu vittima dell’agguato, oggi porta il suo nome, così come le strade di numerosi altri comuni campani; mentre a Sasso di Castalda gli sono state intitolate una piazza, l’aula del Consiglio Comunale e il “Sentiero della Legalità”, un itinerario ambientalista che compie il giro del castello e della rocca.

Io lotto e mi ribello.
(…) Grido per coloro che non
han più voce perché l’han
persa urlando e piangendo
o per quelli che han dimenticato di averla.
Io urlo, di Domenico Beneventano, Rabbia e destino, RCE Multimedia, 1987.

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A cura di Iolanda Napolitano - ottobre 2026