23 maggio 1992
Capaci (PA)

Rocco Dicillo

Rocco Dicillo aveva trent'anni ed era un uomo bellissimo: occhi azzurri e barba scura. Uomo di grande cultura, non sembrava proprio avere l'aria del poliziotto. In quel periodo nel maggio del 1992, non era assegnato sempre alla scorta di Falcone, di solito proteggeva padre Ennio Pintacuda, gesuita impegnato contro la mafia.

Rocco Dicillo nasce a Triggiano, piccolo paese della provincia di Bari, il 13 aprile del 1962, e lì trascorre tutta la sua giovinezza.
È un ragazzo bellissimo: occhi azzurri e barba scura, desiderato da tutte le ragazze del paese anche per il suo animo gentile.
Frequenta l’istituto tecnico industriale a Castellana Grotte, diplomandosi come perito chimico, e inizia poi la carriera universitaria che però interrompe dopo aver superato il concorso in Polizia. il suo rifiuto della violenza e dell’illegalità lo spingono a decidere di dedicare la propria vita a servizio dello Stato. Come prima destinazione di servizio viene mandato a Bolzano dove si distingue da subito per onestà e intraprendenza e per questo, nel 1989, viene assegnato come agente scelto al servizio scorta di un giovane magistrato che ha deciso di combattere la mafia. Sarà proprio Rocco, insieme ad altri colleghi, a sventare un attentato dinamitardo organizzato alla villa dell’Addaura del magistrato Giovanni Falcone.
Partendo per Palermo, ovviamente la madre conosceva i rischi e la pericolosità del suo lavoro e gli disse "Miraccomando! Fai il muto, il cieco e il sordo". Ovviamente Rocco gli rispose che se doveva fare il muto, il cieco e il sordo, non avrebbe fatto l'agente di scorta.
È così che la strada di Rocco si incrocia e unisce con quella di Giovanni Falcone. Sarà proprio Rocco, insieme ad altri colleghi, a sventare un attentato dinamitardo organizzato alla villa dell’Addaura del magistrato.
Appena due settimane prima di quel 23 maggio, Rocco è tornato a casa per presentare alla famiglia la sua giovane fidanzata palermitana, Alba. Ha deciso di sposarla, hanno già fissato la data, il 20 luglio 1992. Padre Ennio Pintacuda, a cui Rocco spesso prestava servizio di scorta, avrebbe dovuto celebrare il matrimonio. Hanno deciso di traserirsi a vivere nella sua amata terra di Puglia. È per questo che chiede il trasferimento, per cui però, gli dicono, dovrà aspettare almeno due anni. Per non allarmare sua mamma, Luisa, le dice che non fa più il servizio di scorta, che ormai è assegnato al lavoro d’ufficio e che perciò non ha motivo di preoccuparsi.

Rocco non era soltanto un uomo della scorta. Rocco era un uomo di 30 anni che aveva delle aspettative di vita, come tutti quanti noi. Lui mi diceva sempre Alba, troverai sempre una risposta nella nostra Costituzione. Il diritto è fondamentale per tutti. Questa è la civiltà e se non è fondata sul diritto, non andiamo da nessuna parte
Alba Terrasi - fidanzata di Rocco

Capaci. 23 maggio 1992

Invece in quel caldo sabato di maggio, come tutti gli altri giorni precedenti, pur consapevole degli alti rischi che corre, Rocco è lì, affianco di quel magistrato con professionalità e dedizione, orgoglioso come sempre di scortare quell’uomo dello Stato che dedica la sua vita alla lotta alla mafia. Viaggia sul sedile posteriore della prima delle tre Fiat Croma che accompagnano il giudice, appena atterrato da Roma, lungo quel tratto di autostrada che collega l’aeroporto alla città di Palermo. Quando all’altezza dello svincolo di Capaci, alle 17:58 una violenta esplosione li travolge. La loro auto viene investita con maggior violenza dalla deflagrazione di quella spaventosa carica di più di 400 kg di tritolo, collocato in fustini a opera di Cosa nostra; l’impatto è talmente forte da far sbalzare il corpo di Rocco sotto un uliveto che si trova a più di dieci metri di distanza dal manto stradale. Si interrompe così, a soli 30 anni, la vita di un uomo pieno di sogni e progetti, un uomo contraddistinto da un naturale senso di giustizia che lo spinge a detestare i violenti e prepotenti, un uomo orgoglioso del suo lavoro e dei suoi affetti, un uomo come tanti, innamorato della sua donna, con cui progettava il futuro e con la quale voleva metter su famiglia.

Memoria viva

Alla memoria di Rocco è intitolato il Presidio di Libera di Triggiano, la sua città.
Il Comune di Triggiano, nel giugno di ogni anno, gli dedica una Biennale d’arte, con il sottotitolo "cittadini a regola d’arte".
L’associazione Quarto Savona Quindici nasce dall’iniziativa di Tina Montinaro, moglie di Antonio. L’obiettivo è quello di mantenere viva la memoria della strage di Capaci del 1992, “trasformando il dolore in azioni concrete”.

Mio fratello era un eroe di tutti i giorni. Lui aveva scelto di far parte della scorta di Falcone, lo stimava. Per lui era normale, era nel suo ruolo di servitore dello Stato. Sapeva di rischiare, ma per lui era più importante difendere colui che era un baluardo della legalità. Dobbiamo ricordare tutti, perché dietro ogni vittima c’è una storia, una famiglia, una vita spezzata. Una tragedia che può toccare tutti.
Michele Dicillo - fratello di Rocco