Quarant'anni dall'omicidio di Nino D'Uva: un percorso di memoria viva
Viviamo in un tempo complesso in cui, in cui il futuro può sembrare incerto e a tratti minaccioso, soprattutto per le bambine e i bambini, per le ragazze e i ragazzi. Da questa consapevolezza, dalla conoscenza dei nostri contesti e dei nostri territori, è nata l’esigenza, connaturata alla nascita del nostro Presidio, oltre 10 anni fa, di mettere al centro del lavoro con le scuole il senso civico e i legami sociali, pensando e vivendo la scuola non solo come luogo di apprendimento, ma come un vero bene comune, uno spazio vivo e condiviso.
La scuola, infatti, può essere ed è, spesso, molto più di un edificio o di un’istituzione: è un presidio fondamentale per il territorio, anche ma non soltanto in quei contesti in cui la presenza della criminalità organizzata rischia di influenzare il modo di pensare, i comportamenti e le opportunità di vita. In alcuni luoghi il ruolo della scuola può diventare importantissimo, perché può aprire possibilità, generare consapevolezza, offrire alternative.
È con questo sguardo che abbiamo costruito, su invito della DS, prof.ssa Arrigo, e insieme alle docenti dell’IC Paino Gravitelli, un percorso di riflessione e sperimentazione sulle cosiddette “pedagogie mafiose”. Un’espressione che può sembrare forte, ma che ci aiuta a riconoscere quanto certi modelli culturali, certi atteggiamenti e sistemi di valori possano radicarsi nella quotidianità, spesso in modo silenzioso, influenzando tanto i più e le più giovani quanto gli adulti.
Il laboratorio è stato, prima di tutto, uno spazio di confronto. Sicuri e sicure di essere dalla parte giusta, quella delle vittime innocenti delle mafie, ma consapevoli della complessità in cui ci muoviamo, "sospendendo il giudizio", ci siamo interrogati su cosa significhi educare alla pace e al bene comune e su come le mafie riescano, anche senza farsi vedere, a incidere sull’immaginario e sulle scelte delle persone. Da qui siamo passati a sperimentare, insieme, il metodo della narrazione civile, lavorando a partire dalla storia di una vittima innocente delle mafie del nostro territorio, quella dell'avvocato Nino D'Uva. Raccontare, leggere e approfondire questa storia non è stato solo un esercizio didattico, ma un modo per entrare in relazione con la memoria, per trasformarla in conoscenza viva e in responsabilità.
Le docenti hanno portato questo metodo nelle loro classi, adeguandolo ai bisogni e alla sensibilità dei ragazzi e delle ragazze. È stato un passaggio importante: il laboratorio si è aperto, è diventato esperienza condivisa, si è intrecciato con le voci e gli sguardi di studenti e studentesse.
Tutto questo è nato dalla volontà di costruire insieme un percorso significativo che ci accompagnasse in modo consapevole a questo 40° anniversario dell'assassinio dell’avvocato Nino D’Uva, attraverso la conoscenza della nostra città, di come fossero e agissero le mafie di quell'epoca, del contesto storico, degli usi e dei costumi di quegli anni.
I lavori realizzati e soprattutto il bellissimo sito che li contiene tutti, nascono proprio da questo percorso. È il risultato di un lavoro collettivo, fatto di parole, pensieri e narrazioni che provano a guardare la realtà con occhi più consapevoli, immaginando, passo dopo passo, un futuro diverso.
Tiziana Tracuzzi e Salvatore Rizzo
Presidio di Messina "Nino e Ida Agostino"