Parole di memoria

Memoria Mediterranea. Dare dignità alla scomparsa di centinaia di giovani tunisini nel mar Mediterraneo

Don Luigi Ciotti con le volontarie dell'associazione Ardepte - 21 marzo 2016

di Monica Usai

Il dramma dell'emigrazione e delle tragedie che continuano ad avvenire nell'acque del Mediterraneo hanno reso questo mare un cimitero. Tra il 2011 e il 2015 sono ormai centinaia i giovani tunisini scomparsi.

Salvaguardare il loro diritto al ricordo e rompere il silenzio e l'isolamento dei loro familiari, sono gli obiettivi che Libera ha condiviso con l'associazione tunisina Ardepte con la quale abbiamo intrapreso il nostro percorso di Memoria Mediterranea. Ardepte porta avanti la ricerca dei giovani tunisini scomparsi, oltre che il reinserimento nella società tunisina di coloro che sono stati in prigione all'estero.

Infatti, secondo il Forum tunisino dei diritti economici e sociali (FTDES), la tragica lista degli scomparsi potrebbe arrivare oggi a 800 nomi. La questione degli scomparsi è al centro dell'attenzione di varie associazioni tunisine e italiane dal 2011. Tra queste, oltre al FTDES, ci sono anche La Terre pour Tous, e ancora Carovane migranti, Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos, Pontes, Collettivo leventicinqueundici e molte altre ancora.

Questa iniziativa ha permesso anche la raccolta di dati e la diffusione dei nomi delle vittime, affinché un lavoro sulla memoria possa prendere avvio per restituire un volto e una dignità a chi ha perso la vita e a tutti quelli di cui non si hanno più notizie, cercando di raggiungere l’Europa.

Perchè questi giovani lasciano il loro Paese? Perché scompaiono e nessuno ne parla? Perchè ci sono madri, e famigliari che devono rivendicare verità e giustizia per i loro figli e cari?

Le parole di una giovane donna, Safa Khelifi, volontaria di Ardepte, provano a ridare un senso a questo percorso:

“Povertà, disoccupazione, violazione dei diritti umani sono le cause principali. Partono con il bisogno di una vita migliore, e la speranza di tornare. Obbligati alla partenza illegale, per le insormontabili difficoltà ad avere il visto, vengono “aiutati” da trafficanti, che fanno pagare un prezzo esorbitante per superare ostacoli naturali – mare, fiumi, montagne – e umani – posti di frontiera – in condizioni precarie. Le conseguenze sono disastrose: morti, scomparse; i vivi costretti a rimborsare per anni il costo del passaggio. Cadono nelle mani di reti mafiose che li sfruttano con forme di schiavitù moderne: prostituzione, commercio di droga, vagabondaggio. Oppure sono vittime del commercio di organi o intrappolati in reti di Daesh? Non ne parlano i governi, tunisino e italiano: chi ha interesse a sotterrare questa questione? Bisogna diffondere dappertutto l'informazione perché si sappia, e i governi si facciano carico della ricerca.”

La memoria, perché un fatto drammatico come la scomparsa di giovani migranti nel Mediterraneo deve essere conosciuto e ricordato, per dare un nome, un volto e una storia alle vittime. A questo lavoro sulla memoria si lega l'accompagnamento dei familiari delle vittime: i migranti scomparsi in mare sono in un certo senso anch'essi vittime delle mafie, di quelle reti criminali organizzate che lucrano sul vuoto lasciato dalle politiche istituzionali, prime responsabili, poiché limitano e impediscono la libera circolazione dei cittadini e poiché hanno reso l'Europa una fortezza impenetrabile.


[1]      http://ftdes.net/

[2]      http://carovanemigranti.org/

[3]      http://nuovidesaparecidos.net/

[4]      http://www.pontes.it/

[5]      https://leventicinqueundici.noblogs.org/?page_id=2

 

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