Parole di memoria

La memoria come forma di giustizia: la testimonianza di Antonina Azoti

La memoria come forma di giustizia: la testimonianza di Antonina Azoti

“La mafia uccide da tanto tempo e ha ucciso anche un giovane di 37 anni che aveva moglie, figli, un avvenire da vivere, perché impegnato nel riscatto dei diritti dei contadini, della terra e della Sicilia intera. Il suo nome è Nicolò Azoti. Io sono la figlia”.

Sono le parole di Antonina Azoti, figlia di uno dei 39 sindacalisti uccisi dalla mafia tra il 1946 e il 1948 in Sicilia. Una strage a lungo dimenticata, sotto il peso del silenzio sia della società civile che dello Stato, che riconosce lo status di vittima innocente di mafia solo per gli eventi delittuosi avvenuti dopo il 1961.

E dove mettiamo Accursio Miraglia, Placido Rizzotto, Salvatore Carnevale, Epifanio Li Puma, Calogero Cangialosi, Nicolò Azoti? Dove li mettiamo? Che cosa sono loro per lo Stato? Che posto hanno loro nella storia dell’antimafia?
Antonina Azoti, figlia di Nicolò Azoti

Nell’anniversario della morte di Nicolò Azoti, vogliamo ricordarlo attraverso le parole di sua figlia, instancabile testimone di memoria, che ha dedicato tutta la sua vita al diritto al ricordo di suo padre e di tutte le vittime innocenti delle mafie, “perché la memoria è l’unica forma di giustizia che la società può tributare a quelle vittime che giustizia dai tribunali non hanno avuto”.

Video testimonianza di Antonina Azoti, figlia di Nicolò Azoti