Nicholas Green nacque a San Francisco il 9 settembre del 1987. I suoi genitori, Reginald e Maggie, dopo qualche anno ebbero anche una bambina, Eleanor. Nel ricordo del padre, il piccolo Nicholas: "Per noi era una piccola creatura magica: fantasiosa, divertente e sincera. La sua insegnante disse che era il bambino più generoso a cui avesse mai insegnato. Si buttava a capofitto in qualsiasi cosa facesse, ma mettersi nei panni di personaggi storici era una delle sue preferite. […] Gli leggevamo le versioni per bambini dei miti romani e greci: quando fu la volta di Polifemo che passava le mani sulle pecore a cui Ulisse e i suoi uomini si erano aggrappati per fuggire dalla grotta, pensai che sarebbe esploso dell’eccitazione".
Robin Hood fu il suo eroe più amato, ma Nicholas era anche un bambino che sognava di diventare adulto. Ricorda sempre il padre Reginald, a proposito di cosa fare da grande:
Una volta, quando glielo chiesero in classe, rispose “tutti i lavori del mondo”. Un giorno a Venezia abbiamo visto la spazzatura raccolta dalle chiatte, invece che dai camion come accade da noi sulla terraferma. “Questo è quello che mi piacerebbe fare”, ha detto Nicholas. Ora, quando penso a Venezia, me lo immagino come il capitano di una chiatta della spazzatura.
1° ottobre 1994
La sera del 29 settembre del 1994, la famiglia Green, in vacanza in Italia, stava percorrendo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, direzione Sicilia. Nicholas e sua sorella Eleanor, che all’epoca aveva quattro anni, dormivano sul sedile posteriore. Ricorda Reginal Green: "Verso le 22, stavo guidando sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Maggie era accanto a me che sonnecchiava. […] Un’auto dietro di noi ha iniziato a sorpassare, ma poi è rimasta affiancata per qualche minuto. “C’è qualcosa che non va”, mi sono detto. Maggie si è svegliata all’istante: dall’auto provenivano grida forti, rabbiose, selvagge, le parole indistinguibili ma che ci dicevano chiaramente di accostare. Maggie ha visto due uomini mascherati, uno dei quali impugnava una pistola rivolta contro di lei".
Alcuni colpi di arma da fuoco furono esplosi dagli uomini che avevano scambiato l’auto dei Green per quella di un gioielliere da rapinare. Soltanto alcuni istanti dopo i due coniugi americani si resero conto che Nicholas era stato ferito. Dal primo ospedale in cui furono portati, ci fu il trasferimento a Messina e la diagnosi: la pallottola si era conficcata alla base del cervello. Due giorni dopo, il bambino fu dichiarato cerebralmente morto.
Era chiaro che Nicholas era morto. Mi chiedevo se avrei mai riso di nuovo. Non ho mai sentito che stavo perdendo il controllo, semplicemente che la vita non sarebbe mai più stata la stessa. E non lo è mai più stata. Anche nei momenti migliori, ancora oggi mi sorprendo a pensare: “A Nicholas non sarebbe forse piaciuto?”.
“L’effetto Nicholas”
Di fronte alla tragedia, i genitori di Nicholas decisero immediatamente di autorizzare l'espianto degli organi del figlio. Grazie al loro gesto, generoso e per molti versi inaspettato, furono eseguiti sette trapianti. La scelta dei genitori di Nicholas fu un elemento fondamentale nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica italiana e portò a un aumento nelle donazioni degli organi nel nostro Paese. I dati del Centro Nazionale Trapianti mostrano chiaramente il suo impatto: nel 1994 i donatori erano circa 7,9 per milione di abitanti, mentre nel 1995 il numero salì a 10,1 per milione.
Non abbiamo mai dubitato che la nostra decisione, come anche le campagne a favore della donazione portate avanti negli anni, fossero la cosa giusta da fare.
La vicenda giudiziaria
Nel 1995 furono indagati e rinviati a giudizio per l’uccisione di Nicholas, Francesco Mesiano, che aveva 22 anni e Michele Iannello, che ne aveva 27. Assolti in primo grado, in Appello e poi in Cassazione, Mesiano fu condannato a 20 anni e Iannello all’ergastolo.
Da collaboratore di giustizia, Iannello, ex affiliato alla 'ndrangheta, confessò diversi delitti e accusò suo fratello dell'omicidio. Nel 2017 avanzò domanda di grazia al Presidente della Repubblica Mattarella, che però non fu accolta.
Non abbiamo mai voluto vendetta, solo la giustizia. […] Sono gli italiani che devono chiedersi se un uomo che è stato condannato all’ergastolo e ha ammesso una serie di omicidi, ma ha vissuto fuori dal carcere per anni con la sua famiglia, abbia pagato il giusto prezzo per aver preso la vita di un bambino di sette anni.
Memoria viva
Il gesto dei genitori Green ha trasformato una tragedia individuale in una vera e propria rivoluzione culturale, sensibilizzando l’opinione pubblica sull’importanza della donazione di organi e promuovendo un senso di solidarietà civile e responsabilità collettiva. In tutta Italia sono stati dedicati oltre 100 luoghi al bambino: scuole, parchi, monumenti. Nel 2019 è stato intitolato a Nicholas il reparto di rianimazione del Policlinico di Messina.
Dove vivono i Green, negli Stati Uniti, è stata costruita la Children’s Bell Tower, un monumento dedicato a Nicholas e a tutti i bambini, composto da più di 140 campane, la maggior parte donate da persone e famiglie italiane.
Negli Stati Uniti, l'associazione Donate Life America, che ha l'obiettivo di educare, ispirare e stimolare il pubblico a dire di sì alla registrazione della propria decisione di diventare donatore di organi, ha voluto dedicare a Nicholas una pagina sul suo sito web.
I genitori di Nicholas hanno continuato un’intensa attività di testimonianza, scrivendo libri come Il dono di Nicholas (in inglese The Nicholas Effect) e Il dono che guarisce.
Nel 1998 fu realizzato un film per la televisione, intitolato Il dono di Nicholas, interpretato da Alan Bates e Jamie Lee Curtis. Nel 2024, in occasione del trentennale dell'omicidio, è andato in onda su Rai2 Effetto Nicholas, un documentario – prodotto da Endemol Shine Italy per Rai Documentari – dedicato alla tragica vicenda e a ciò che successivamente accadde.
A Nicholas è intitolato il Presidio di Libera del Tigullio, che nel 2024 ha promosso la realizzazione di murales dedicati alla sua memoria, in collaborazione con il Liceo Luzzati di Chiavari.
Il sogno di Nicholas — aiutare gli altri e, simbolicamente, “fare tutti i lavori del mondo” — si è realizzato attraverso le vite salvate grazie ai suoi organi, dimostrando come una tragedia possa trasformarsi in un potente messaggio di solidarietà e impegno civico.
Scegliere di donare gli organi di Nicholas ci ha aiutato ad affrontare l'enorme dolore di averlo perso. Non ce ne siamo mai pentiti.
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A cura di Andrea Zummo e Iolanda Napolitano - giugno 2026




