Parole di memoria

Costruire percorsi di memoria. Dalla testimonianza alla rigenerazione

Costruire percorsi di memoria. 
Dalla testimonianza alla rigenerazione

Lo scorso 19 maggio si è svolto un incontro con la rete dei familiari delle vittime innocenti siciliane, organizzato dal Settore Memoria e dal coordinamento di Libera Sicilia. Abbiamo ragionato insieme sui temi attinenti alla costruzione dei percorsi di memoria. Abbiamo approfondito l'importanza dell'apporto della testimonianza di chi ha vissuto sulla propria pelle il dolore causato dalla violenza mafiosa, che può diventare motore di impegno e di rigenerazione civile. Riportiamo di seguito l'intervento di Michele Gagliardo, co-referente del Settore Formazione di Libera.

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L’attenzione posta in questo incontro sul qualificare la memoria e la testimonianza in una direzione rigenerativa è molto importante. Lo è fondamentalmente per quanto sta accadendo attorno a noi:

  • Assistiamo a una sempre maggiore normalizzazione dell’illegalità, delle mafie, della corruzione e di tutti quei comportamenti violenti e abusanti.
  • Vediamo sempre più spesso usare strumentalmente la storia, manipolandola, falsificandola.
  • Cresce la disuguaglianza a fronte dell’espandersi delle ingiustizie e al crescere della povertà e della marginalità.
  • Lo sguardo verso il futuro è sempre meno possibile, pensare al domani come ad una possibilità, ad una promessa è impensabile; prevalgono le paure e la consapevolezza che ciò che c’è non è per tutti, ma solo per pochi.

A fronte di questa complessa situazione fare memoria, essere testimoni, sono pratiche interne ad un processo dinamico attivatore; sono una forza che restituisce a chi vi incontra e vive l’esperienza della memoria la riconnessione con ciò che è vitale, con l’umano. Attraverso il portare una “verità soggettiva”, la vita dei vostri cari, è possibile un processo di umanizzazione e immedesimazione, sentire che quella vita e quelle storie sono parte viva della propria esistenza e, grazie a ciò, date nuovo senso al presente. Un’esperienza intima e pubblica fortemente generativa, perché alimenta domande di fondo: queste vite cosa hanno a che fare con me oggi? In cosa mi interpellano? Attorno a quali questioni chiedono responsabilità?

Una generatività che si attiva su due livelli: da un lato ha una profonda valenza educativa, essendo occasione per comprendere meglio sé stessi; dall’altro, assume una funzione sociale e politica, sollecitando una riflessione sulle scelte individuali e collettive relativa al contributo che ciascuno può portare alla costruzione di giustizia.

La memoria delle vite trasforma il ricordo in una responsabilità etica e educativa e la storia in uno strumento attivo di giustizia e cittadinanza.

La testimonianza:

  • ricorda a tutti che fare memoria è un dovere morale che abbiamo nei confronti di chi non è più tra noi, un debito e un impegno di giustizia;
  • rende possibile e sviluppa l’esercizio del pensiero libero e critico fondamentale nel riconoscimento delle educazioni violente e abusanti, delle discriminazioni e ingiustizie, degli autoritarismi e delle disumanizzazioni parte del presente;
  • è un punto fermo di un impegno noi confronti del contrasto dell’oblio manipolatore, della volontà strumentale di non ricordare e di narrare la storia in modo intenzionale, creando un movimento collettivo che resiste e si oppone a tutti i tentativi di cancellare, modificare, strumentalizzare cosa accadde nel passato ai nostri cari e ai nostri territori che si connette all’oggi.

Così si può affermare che la memoria rigenerativa è una forma di memoria che connette, che costruisce un ponte tra il passato, il presente e il futuro. Liberando le speranze, le promesse, la ricerca di giustizia presenta nella storia dei vostri cari per consegnarle al futuro; alla responsabilità collettiva orientata al loro compimento.

In questa direzione il passato non è un capitolo chiuso, ma si connette all’oggi generando l’impegno di tutti. La memoria è, così, responsabile di offrire sguardo profondi, motivazioni, oggetti di impegno e strumenti per l’agire collettivo.

Dunque, a partire da queste consapevolezze che ci accompagnano e che richiedono cura e accompagnamento:

  • la testimonianza – genera un legame tra chi narra, chi ascolta e vive l’esperienza del coinvolgimento attivo che ricostruisce un legame di senso e una comunità in movimento. Aiuta ogni persona a recuperare la motivazione, il senso e il desiderio di non diventare un “ingranaggio” delle culture violenze e dell’ingiustizia, ma di contrastarle costantemente.
  • La memoria vissuta come responsabilità – è per tutti un dovere morale, educativo e politico. La vita delle persone che non sono più tra noi per opera della violenza mafiosa, è segno e riferimento fondante per leggere e giudicare il presente, generando un impegno nella costruzione collettiva di giustizia.
  • La generatività – è sguardo verso un futuro possibile; è desiderio di partecipare alla costruzione della giustizia, libertà e uguaglianza. Impegno nel continuare un percorso tutti insieme, di opposizione a tutti i totalitarismi, le oppressioni e le ingiustizie, rendendo il dovere della memoria un quotidiano esercizio di libertà.

Il processo di rigenerazione si attiva attraverso un percorso strutturato in 4 passi.

  1. Animare il desiderio – la testimonianza e l’esperienza della memoria, rianimano il desiderio di vita, di umano e di giustizia. Muovendo una crescita personale, essendo il desiderio origine delle nostre soggettività e offrendo un orizzonte di vita, un’idea di mondo.
  2. Aiutare a venire al mondo - sollecitare il processo di passaggio da un desiderio che si riconosce denso di senso personale e collettivo alla sua trasformazione in progetto realizzabile. La chiarezza di una mancanza non è più responsabile di blocco, disillusione, immobilità, ma foriera della voglia di impegnarsi per dare una diversa forma al mondo, allo stare insieme, all’accesso ai diritti.
  3. Prendersi cura – collaborare per far esistere e crescere ciò che ha preso forma attraverso e grazie la testimonianza e l’attività del fare memoria. Avere cura, accompagnare, sostenere con strumenti e relazioni i progetti di cambiamento, i movimenti di responsabilità che nascono nell’0esperienza della testimonianza.
  4. Lasciare andare – favorire l’autonomia, il camminare con le proprie gambe. Ciò che nasce al mondo, che prende forma è un bene collettivo, è del mondo; in questo senso va aiutato a crescere e restare di tutti. Si tratta di favorire il passaggio di testimone, la condivisione della responsabilità della memoria alle persone che sono cresciute grazie all’incontro con voi.