13 marzo 1985
Cosenza (CS)

Sergio Cosmai

Non era un eroe ma un uomo semplice, un uomo dello Stato, che aveva deciso di ripristinare la legge e le regole nel carcere di Cosenza. Cercava un nuovo corso da seguire, un corso da condividere perché solo così non si rimaneva isolati.

Sergio Cosmai nasce a Bisceglie, piccolo paese della provincia di Bari, il 10 gennaio 1949. Sin da subito si distingue brillantemente negli studi e consegue la laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bari che gli permetterà di entrare, nel marzo 1977, nell’amministrazione penitenziaria con la qualifica di Vice Direttore della casa circondariale di Trani. In seguito sarà assegnato, con la qualifica di Direttore, alle sedi si Lecce, Palermo, Locri, Crotone e infine Cosenza.
Presto conosce Tiziana, giovane e bella ragazza di Bisceglie; i due si innamorano e decidono di coronare il loro sogno d’amore sposandosi.
Sergio è un ragazzo che crede fortemente nel valore sociale delle Istituzioni e, soprattutto, nella funzione rieducativa della pena detentiva. È un dirigente molto attento al rispetto delle regole all’interno degli istituti penitenziari, ma anche del rispetto della dignità di ciascun detenuto e della cura per i loro percorsi rieducativi. Perciò, tutto il suo operato è contraddistinto dal massimo rispetto dei principi contenuti nel nuovo progetto di riforma carceraria, da poco varata, a tutela della salute e dignità umana e sociale del detenuto.
Ma Sergio non è soltanto un uomo delle Istituzioni, è un uomo di sport, maestro di zelo e senso civico, esempio di solidarietà e di generosità nelle relazioni umane. È un uomo di gran cultura, di amore per la lettura, per il latino e per la storia dell’arte, retto, rigoroso e nel contempo allegro. Un uomo al servizio del bene comune e della giustizia.

Trasferimento a Cosenza

Giunge a Cosenza nel settembre del 1982, dove si impegna nella riorganizzazione dell’istituto di pena e nella lotta alla criminalità organizzata, massicciamente presente nell’istituto.
Si accorge sin da subito che gli esponenti dei due clan principali godevano di piccoli e grandi privilegi all’interno del carcere, in particolare i “mammasantissima”. L’istituto di pena è situato a Colle Triglio, nel centro storico, non ha le mura di cinta e le celle si affacciano sulla strada, permettendo il collegamento con l’esterno. Inoltre, in quegli anni a Cosenza è in pieno svolgimento la prima guerra di mafia tra i clan Pino-Sena e Perna-Pranno e gli agguati, anche all’interno del carcere sono diventati una costante.
Così, nella gestione di una popolazione carceraria poco rispettosa dell’autorità dello Stato decide di imporre loro regole ferree e, durante una protesta scoppiata in carcere, non si piega alle richieste provocatorie dei detenuti: opera nel rispetto della legge e ordina un blitz per ristabilire l’ordine. Ma questo continuo e costante impegno di Sergio per ripristinare la legalità e la sua ferma opposizione ai tentativi della ‘ndrangheta cosentina di assumere il controllo della casa circondariale, non piace ai boss.
E la condanna a morte non si farà attendere troppo. Viene eseguita il 12 marzo del 1985, lungo la statale 19, tra Cosenza e Rende, strada che Sergio percorre quotidianamente per andare a prendere dall’asilo la figlioletta, Rossella, di soli 3 anni. Quel giorno, che sembra un giorno come tanti altri, sono quasi le 14 quando, mentre è alla guida la sua Fiat 500 gialla, viene improvvisamente affiancato da un commando di killer della ‘ndrangheta. Lo attendono lungo la strada e non perdono tempo per esplodere il primo colpo; colpo che però non andrà a segno. Sergio ha così il tempo di capire quello che sta accadendo, frena di colpo, mette la retromarcia, cerca disperatamente di fuggire mentre i suoi killer sparano una raffica continua di colpi per poi scappare. Undici di quei proiettili, provenienti da una calibro 38, lo feriscono al capo.
Rossella quel giorno aspetterà inutilmente che l’adorato papà, che gli cantava sempre con infinita dolcezza “sei Rossella, la più bella”, la prelevasse all’asilo; Sergio giace in quell’auto, lungo quella strada che lo portava da lei. Viene trasportato d’urgenza agli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, dove però giungerà in condizioni gravissime e sarà perciò dichiarato inoperabile.
La giovane vita di Sergio, padre e marito amorevole, verrà così interrotta il giorno seguente, a soli 36 anni, durante il disperato viaggio verso l’Unità di Rianimazione dell’ospedale di Trani, mentre sua moglie Tiziana è in attesa del loro secondogenito, che nascerà un mese dopo la morte del suo papà e di cui porterà il nome.

Vicenda giudiziaria

Il commando omicida sarà prontamente arrestato grazie alle tenaci indagini dell’allora Capo della Squadra Mobile di Cosenza.
Il primo grado del processo, celebrato presso la Corte di Assise di Trani, si concluderà con la condanna all’ergastolo per i tre assassini che saranno però poi assolti in grado di Appello per insufficienza di prove. Ma due di loro però, qualche tempo dopo, si costituiscono, diventano collaboratori di giustizia e confessano la loro responsabilità nell’omicidio.
Dopo numerose archiviazioni, nel 2008, avrà finalmente inizio il processo contro il mandante, Francesco Perna, presso la Corte di Appello di Cosenza, che si concluderà con una sentenza di condanna all’ergastolo.
Il 24 marzo del 2014 la Suprema Corte di cassazione ha confermato la sentenza pronunciata in grado di Appello, condannando Francesco Perna, mandante dell’omicidio di Sergio, alla pena dell’ergastolo.

… Ad Alessandro, poi, il suo splendido nipotino di 14 mesi, racconteremo tutto del nonno, mattacchione e ballerino, che si prendeva gioco della nonna, allora ragazzina, facendole scherzi di ogni tipo. Racconteremo della sua straordinaria umanità, della sua vicinanza agli indifesi, della sua tenacia contro i soprusi. E ad Alessandro racconteremo anche che nonno Gino - (così veniva chiamato Sergio in famiglia) - si era battuto, insieme a molti altri, per un mondo migliore, che garantisse a tutti, vittime e carnefici, il diritto alla dignità. Gli insegneremo che “vivere non è solo stare al mondo, che non conta per quanto tempo il sole illuminerà le nostre sciagure, ma quanto a lungo siamo stati capaci di essere uomini liberi e uomini veri”. Ad Alessandro e a tutti i bimbi di oggi, uomini di domani, io dedico questa “vittoria”, perché continuino a credere nella Verità e nella Giustizia, non dimenticando mai coloro i quali per amore di Verità e Giustizia hanno sacrificato la Vita
Tiziana Palazzo - moglie di Sergio

Memoria viva

Al suo nome, alla memoria di un servitore dello Stato ucciso dalla ’Ndrangheta nell’adempimento del suo dovere, è intitolata proprio la Casa Circondariale di Cosenza.
Il presidio di Libera della sua città natale ha scelto di intitolarsi alla sua memoria, per non dimenticare il proprio concittadino che ha scelto di non piegarsi e non sottostare alle logiche mafiose.