Nomi da non dimenticare

L'idea di un elenco di tutte le vittime innocenti delle mafie, nasce con Libera, grazie alla volontà del nostro presidente don Luigi Ciotti e di una madre, Saveria Antiochia. Saveria era la madre di Roberto, un poliziotto che accompagnò, per amore e per dovere, nel suo ultimo giorno di vita un altro poliziotto. Con gli stessi sentimenti e con senso di responsabilità verso una memoria che non doveva essere retorica celebrazione, ma seme di impegno, Saveria suggerì di raccogliere tutti nomi delle vittime, anche le più sconosciute.

Un’altra madre avvalorò l’impegno della memoria, Carmela, la mamma di Antonio Montinaro, ucciso con Giovanni Falcone, di cui era il caposcorta. Nel corso di una funzione religiosa in ricordo della strage di Capaci, don Luigi la incontrò e ne accolse il dolore e la preoccupazione perché il nome di suo figlio, come degli altri agenti della scorta, non veniva mai pronunciato.

Da questi primi momenti di intensa condivisione si è proseguito ad accogliere le proposte dei territori e dei familiari stessi delle vittime. L’elenco delle vittime innocenti delle mafie che ogni anno il 21 marzo, il primo giorno di primavera, leggiamo in tanti luoghi in Italia e del mondo è il frutto della raccolta paziente dei nostri volontari che scavando nella storia dei territori in cui vivono hanno chiesto, negli anni, l’inserimento dei nomi che ne fanno parte.

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  • Francesco Aloi

    Filadelfia (VV) // 16 settembre 1994 // 22 anni

    Francesco Aloi scomparve il 16 settembre del 1994. Aveva ventidue anni, era originario di Pizzo ma viveva a Filadelfia, in provincia di Vibo Valentia. Uscì di casa per non tornarvi mai più. La sua Audi venne ritrovata qualche giorno dopo vicino alla stazione di Lamezia, ma nessuno credette a un suo allontanamento volontario. Del ragazzo non si ebbero più notizie fino al febbraio del 1995, quando sulla spiaggia di Calamaio, a Pizzo, un pescatore ritrovò un piede in decomposizione, avvolto da una scarpa da tennis. Il giorno della scomparsa, Francesco indossava scarpe simili, stessa marca e stesso modello. Le analisi del DNA confermarono le supposizioni: il ragazzo era stato ucciso e gettato in mare e, a distanza di mesi, la corrente aveva restituito il suo piede.