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Antonio Raffaele Talarico, la lunga strada per la veritÓ

Antonio Raffaele Talarico, la lunga strada per la veritÓ

Oggi Antonio avrebbe compiuto 79 anni. Forse avrebbe trascorso la giornata con i suoi nipoti, con i suoi figli, Antonio, Gilda, Ruggero e Vincenzo. Lo avrebbero fotografato, abbracciato a sua moglie Lina. Forse. Non lo sapremo mai, perchÚ la mafia questo fa: spezza e distrugge i sogni e i progetti di vita delle persone e la sera del 2 settembre del 1988 fu ucciso, a soli 49 anni.

Antonio Raffaele Talarico nacque a Sambiase (CZ) il 4 ottobre 1938. Era una Guardia Particolare Giurata, padre di quattro figli, persona dedita alla famiglia e al lavoro che svolgeva da oltre venti anni presso un cantiere edile di solai, sito in localitÓ Bagni di Lamezia Terme (CZ). La sera del 2 settembre 1988, mentre si apprestava ad aprire il cancello del cantiere, venne colpito mortalmente alle spalle da colpi di arma da fuoco esplosi da malviventi appartenenti a una organizzazione criminale dedita al racket delle estorsioni e guardianie, che operava nel territorio di Lamezia Terme.

L'attivitÓ investigativa svolta dalle Forze dell'ordine e dalla Magistratura port˛ al rinvio a giudizio di numerosi esponenti di una cosca criminale del luogo. Il conseguente procedimento penale si concluse con l'archiviazione a causa dei pochi elementi probatori raccolti nella fase delle indagini. Nel 1996, a distanza di oltre 12 anni, a seguito di rivelazioni fatte da un collaboratore di giustizia appartenente al medesimo clan malavitoso, venne riaperto il procedimento penale che si concluse con la condanna alla pena di 30 anni di reclusione all'imputato, tra l'altro reo confesso, per essersi reso responsabile dell'omicidio in concorso con altri. Ci sono voluti 23 anni per sapere la veritÓ sulla morte di Antonio, nel frattempo sua moglie e i figli sono cresciuti e hanno affrontato uniti tutti questi anni, costituendosi anche parte civile al processo. Nonostante la condanna sia stata confermata anche dalla Cassazione, la famiglia Talarico aspetta fiduciosa dal 2012 che venga fissata lĺudienza per la quantificazione del danno, un diritto che spetta loro. Non sarÓ questo a restituire ai suoi cari Antonio, lo sanno benissimo i suoi figli, che sperano in una conclusione di questa lunga e difficile storia. Sempre insieme, uniti in un abbraccio.