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22 anni dal genocidio di Srebrenica

22 anni dal genocidio di Srebrenica

di  Irfanka Pašagi

L' 11 luglio. Con lo scorso 11 luglio sono passati 22 anni dal genocidio di Srebrenica.

Genocidio che viene commemorato in tanti Paesi del mondo, tranne che nella Republika Srpska, regione della Bosnia Erzegovina, dove si trova Srebrenica. La negazione del genocidio in questa regione si sta rafforzando e ogni luglio diventana più brutale. Il sindaco di Srebrenica - Mladenk Grujic - per la prima volta non si è presentato alla commemorazione. Lui stesso non riconosce il genocidio ed è così che il Comune di Srebenica quest’anno ha destinato le stesse risorse alla presentazione del libro di Ljiljana Bulatovi? “Srebrenica, menzogna e inganno al popolo serbo” il 7 luglio. Solo dopo la mobilitazione di numerose ONG della Bosnia Erzegovina e della Serbia, l’evento è stato annullato. Mentre l’8 luglio, nel pieno centro di Srebrenica è stata dedicata da parte di un associazione ultranazionalista un monumento a Vitali Churkin, il diplomatico russo che si oppose al veto sulla risoluzione dell’ONU che riconosceva il genocidio (ndr). Ljiljana Bulatovi?, da molti viene chiamata la scrittrice di Ratko Mladi?, ex comandante dell’esercito serbo-bosniaco – conosciuto anche come “Il Macellaio” ndr - della Republika Srpska processato all'Aja per genocidio e altri crimini di guerra commessi in Bosnia Erzegovina.

A oggi ha scritto tre libri su Srebrenica, uno su Ratko Mladi? e uno su Radovan Karadži?. Glorificando crimini di guerra e carnefici, umiliando le vittime. Tra l'altro, durante una tribina (dibattito) a Belgrado nel 2005, durante la presentazione del libro su Ratko Mladi? “ Rapporto al comandante”, la Bulatovi? aveva dichiarato che il cimitero di Poto?ari dovrebbe essere arato e coltivato per la sua la terra fertile. A oggi in Serbia, alcune sue presentazioni sono state vietate, nonostante le venga lasciato un grande spazio a livello mediatico e nei dibattiti pubblici di questo Paese. Quest'anno al Memoriale di Poto?ari saranno sepolti i resti di 70 vittime bosniache, ritrovate in diverse fosse comuni e successivamente identificate. Tra loro anche sette minorenni, il più piccolo di loro è Damir Suljic di 15 anni. La maggior parte di loro saranno sepolti accanto ai padri, fratelli e parenti già ritrovati in passato. La vittima piu' grande, Alija Salihovi?, aveva 72 anni e i suoi resti sono stati ritrovati in due fosse comuni- Zeleni Jadar e Pusmuli?i. Finora a Poto?ari sono stati sepolti 6.504, di cui 6.429 sono vittime di genocidio, mentre 75 non sono vittime del genocidio, ma sono state sepolte accanto ai membri della loro famiglia. Altre 233 vittime, su richiesta dei familiari, sono state sepolte in altri cimiteri. Le vittime del genocidio sono state ritrovate in 150 località diverse. Nella zona di Podrinje sono state ritrovate 81 fosse comuni, di cui solo 8 principali. Impossibile immaginare che livelli abbia raggiunto la mente umana per dissotterrare e portare i resti delle persone uccise in diverse località per coprire il crimine e rendere l'identificazione più difficile. Pochi giorni fa si è svolta un’iniziativa nel centro di Srebrenica al fine di dedicare un monumento in onore di Vitaly Chirkin, rappresentante permanente della Russia alle Nazioni Unite, colui che con il suo veto aveva impedito l'adozione della risoluzione britannica su Srebrenica l'8 luglio del 2015. In questa regione non si puo' studiare la lingua bosniaca, non si possono studiare il genocidio e i crimini e allo stesso tempo i criminali di guerra vengono glorificati e premiati e gli vengono titolate strutture pubbliche e palazzi. Dodik poco tempo fa, disse che nella Republika Srpska non verranno studiati il genocidio di Srebrenica e l'assedio di Sarajevo. Ricordo bene la conversazione di Ratko Mladi?, al momento di lanciare il bombardamento di Velesic, villaggio vicino a Sarajevo, con la frase “ Razvucite im pamet” / Fateli diventare matti. Penso che questo ”razvucite im pamet” prosegua ancora nei confronti dei cittadini di Srebrenica di tutte le nazionalità, solo che questa volta i mezzi sono diversi.

Non credo che nient'altro potesse essere fatto a Srebrenica.

https://www.youtube.com/watch?v=sRtcr_fAip4&sns=em


Irfanka Pašagi direttrice di Tuzlanska Amica, neurospichiatra originaria di Srebrenica, giunta a Tuzla come profuga nel 1992. L’associazione “Tuzlanska Amica” è un’organizzazione non governativa con sede a Tuzla, una città nel nordest della Bosnia- Erzegovina. Registrata ufficialmente nel 1996, il suo lavoro è iniziato gia nel 1992, cercando di alleviare le sofferenze di un numero crescente di donne e bambini arrivati dai campi di concentramento, dalle zone sottoposte alla pulizia etnica e in fuga dalla città di Srebrenica. Nel 1993 Tuzlanska Amica inizia a ricevere sostegno dalle volontarie di “Spazio Pubblico di donne” di Bologna e poi da sempre più numerose associazione italiane, riuscendo così ad ampliare notevolmente il suo impegno anche al di fuori di Tuzla. Oggi due “team mobili” sono in grado di intervenire in modo multidisciplinare anche nelle zone più abbandonate, garantendo asistenza medica, psicologica e anche di prima necessità alle famiglie in difficoltà. Per maggiori informazioni leggi anche l'articolo di Balcani e Caucaso.