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Ciao sono Simona, una nuvola che si perde nel cielo.

Simonetta Lamberti

di Simonetta Serena Lamberti

E’ così che hai salutato tutti quelli che ti hanno conosciuta, pochi giorni prima di quella passeggiata al mare che ti fu fatale.

E’ così che io ti ho conosciuta, dopo qualche anno; con questa frase ti sei presentata a me, alla tua sorellina, quando già non c’eri più.

Quella frase che da piccola leggevo per la prima volta sulla lapide della tua tomba, quando in religioso silenzio accompagnavo mamma a portarti fiori: fiori di campo, i tuoi preferiti. Ricordo che mi dava una qualche serenità, un senso di protezione restare un po’ di tempo sotto quella cupola verde, fatta di edera e bouganville, in mezzo a tanti fiori colorati e gli amati ciclamini, insieme a mamma. Anche se poi le cose cambiarono e, col passare del tempo, iniziai a capire, leggendo l’atroce sofferenza sul suo volto di “madre orfana”, quando guardava la dolce immagine di te seduta, un piccolo mazzo di geranei tra le mani, e i tuoi occhi vispi di bimba felice. Al tempo in cui fu scattata quella foto, nessuno poteva immaginare che di lì a poco sarebbe servita per quella lapide di freddo marmo rosa.

Ed è proprio in quel momento probabilmente, quando ancora piccola iniziai poco alla volta a capire quanto dolore, e perché, lacerava nel profondo l’animo di mamma e papà, che quella sofferenza, quell’incolmabile senso di vuoto, iniziavano a pervadere anche me, nel profondo, in modo forse ancora più devastante e insostenibile, perché ero solo una bambina che avrebbe dovuto vivere “serena” la sua infanzia, come tutti, in una famiglia “normale” sentendosi amata e protetta, giocando con sua sorella e i suoi fratelli. Ma, sai sorellina, tu lo sai bene…, non è mai stato così; non poteva esserlo dopo di te. Non ho mai capito perché mi è toccato venire al mondo e sentire tutto il peso di questa sofferenza. Sentire di aver “rubato” una vita che non sarebbe spettata a me e temere di non poter mai essere all’altezza di portare il tuo nome. Mi chiamo Simonetta Serena, e sono venuta al mondo 360 giorni dopo il tuo assassinio. Non ho mai considerato maggio il mese del mio compleanno, né il 24 un giorno da festeggiare. Maggio è sempre stato un mese di lacrime e ferite che si riaprono. E sanguinano.

Fin da quando ho iniziato a capire cosa ti era successo e perché hanno voluto chiamarmi Simonetta, ho sentito così forte e profondo il bisogno di conoscerti. Forse ne avevo bisogno per trovare un qualche senso alla mia esistenza, a tutto questo dolore che ha travolto tutti noi, e cercare di rimediarvi.

Non è stato facile. Ci ho messo una vita intera. E ancora ora non sono sicura di esserci riuscita completamente. Mi sono messa alla prova in tutti i modi. Mi sono fatta del male in tutti i modi. Quasi a punirmi perché io sono qui e tu no. Ho vacillato tanto. Ho sbagliato tanto. Ho avuto tanto buio, dentro di me e intorno, e poca luce.

Ma la cosa incredibile è che da quel buio sono riuscita a uscire ogni volta grazie a te. Perché tu in realtà sei qui ancora, non ti vedo ma sei al mio fianco, non ti sento ma mi parli, e col tuo Amore mi proteggi. Ora quelle foto e i tuoi oggetti di cui mi sono circondata e che custodisco gelosamente ogni giorno mi danno la forza di superare le mille difficoltà di questa mia vita “scapestrata”.

Mi hai fatto capire, coi tuoi segni, che in realtà il nostro legame non è stato spezzato da quei proiettili che “solo” fisicamente ci hanno irrimediabilmente divise. Perché questo Amore che ci ha sempre unito e continua a farlo è più forte e va al di là delle cose umane e dei limiti fisici.

TU VIVI, anche oggi, a distanza di 35 anni. TU SEI VIVA e sorridi ancora.

Vivi ogni volta che racconto di te, dei tuoi giochi di bimba, dei tuoi sogni, dei tuoi sorrisi per tutti, del tuo amore per gli altri e per gli animali. Sei diventata simbolo dell’innocenza spezzata dalla vile crudeltà della camorra per tutti quelli che ascoltano di te, un monito per adulti e bambini, perché la violenza che ti stroncò in realtà ha perso, sconfitta dall’Amore che è più grande e forte di qualsiasi cosa. E’ il Bene che vince sul Male.

TU VIVI in me, attraverso me, ti porto sempre, in ogni istante, nel mio cuore, che batte all’unisono col tuo. Il mio respiro è anche il tuo. I tuoi occhi vedono attraverso i miei. I tuoi sorrisi sono i miei sorrisi.

E io vivo per te. Io, che sarò per sempre “la custode di mia sorella”. Non permetterò mai più che qualcuno si dimentichi di te. Non permetterò mai che il silenzio ti uccida di nuovo. La mia voce sarà la tua voce. Mentre tu, da lassù, continui a giocare tra le nuvole… come “una nuvola che si perde nel cielo

Ti amo infinitamente.

La tua (imperfetta) sorellina