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Silvana Foglietta. Un delitto rimasto senza colpevoli, senza giustizia

Silvana Foglietta. Un delitto rimasto senza colpevoli, senza giustizia

di Tea Sisto

Era una donna bella e piena di dignità, Silvana Foglietta. Era mamma di quattro bambini. Di lei nessuno sa più nulla da 27 anni, da quando scomparve nel nulla. Aveva 37 anni. I suoi figli non hanno mai potuto piangere sulla sua tomba, i suoi sequestratori e assassini non sono mai stati individuati, arrestati, processati, condannati. Un delitto rimasto senza colpevoli, senza giustizia. Solo il movente è più che chiaro: Silvana faceva troppe domande scomode in giro e, comunque, sapeva più di quanto avrebbe dovuto sapere, secondo i mandanti di quello che i magistrati hanno sempre considerato un omicidio.

Giovanissima, aveva lasciato la sua città, Foggia, per amore. Si era trasferita a Ostuni, perché si era innamorata di un imprenditore del Brindisino, Cosimo Persano. Non era l’uomo giusto per Silvana, ma lei non poteva saperlo. Non avrebbe potuto prevedere che quell’uomo, che diventò poi il padre dei suoi bambini, si sarebbe legato alla Sacra Corona Unita. Non avrebbe potuto immaginare che quell’uomo sarebbe entrato in contrasto con altri esponente di spicco della Scu, Pino Rogoli compreso, che continuava a mandare ordini dal carcere e che, dalla sua cella, dette la "sfoglia", ossia la sentenza di morte. Cosimo Persano fu ucciso il 9 marzo del 1990 da un commando armato. Era a bordo dell'auto guidata dal suo autista, Romolo Guerriero, una Golf. Stava tornando a Torre Santa Susanna dalla sua cooperativa quando, in contrada Caretta (San Pancrazio Salentino) incrociò l'auto dei killer, una Fiat Croma. Un inseguimento sino al centro abitato di Torre. Furono sparati dei colpi di fucile. Persano uscì dall'auto, ma i killer lo inseguirono e lo uccisero. Due mesi dopo fu “giustiziato” il suo autista, che era sfuggito al primo agguato.

Silvana Foglietta non si dava pace. Aveva quattro figli da far crescere, da difendere. Aveva tentato di indagare personalmente, aveva tentato di recuperare i soldi che il suo compagno aveva investito in alcune attività di San Pancrazio Salentino e, soprattutto, si era rivolta alla magistratura. La Scu temeva che potesse rilasciare dichiarazioni come collaboratrice di giustizia. Il 7 febbraio del 1991 fu bloccata e sequestrata da un commando. Era a bordo della sua Renault 21 e stava percorrendo una delle stradine al di sotto di viale Oronzo Quaranta, a Ostuni, nei pressi della cinta muraria e vicino alla scuola elementare Vitali. La fermarono. Silvana Foglietta lottò con tutte le se forze. Cercò di chiudersi nell'auto bloccando le portiere. Ma gli assalitori sfondarono il parabrezza con un grosso masso e la portarono via. Che mai poteva fare questa giovane mamma contro un commando di killer? Il suo corpo non è stato mai ritrovato. La sua auto fu invece rintracciata poche ore dopo il sequestro. I suoi figli attendono da troppi anni giustizia, attendono da troppo tempo di avere almeno la possibilità di portare fiori sulla sua tomba.