Parole di memoria

Nicola Ruffo. Ucciso perché non si è voltato dall’altro lato

Nicola Ruffo. Ucciso perché non si è voltato dall'altro lato

Tratto da "Non a caso", edizioni la Meridiana, 2017

Nicola Ruffo nasce a Palagiano, cittadina della provincia di Taranto, il 30 settembre del 1928. All’età di soli 14 anni inizia a lavorare presso un orafo per poter aiutare economicamente la sua famiglia, che da poco si era trovata ad affrontare la morte del padre.
Nonostante il lavoro lo tenga occupato per gran parte della giornata, Nicola non lascia gli studi e con determinazione consegue nel 1951 il diploma di tecnico meccanico. Continuerà poi il suo percorso di studi frequentando a Taranto la scuola per diventare macchinista, che gli permetterà di trovare occupazione presso le Ferrovie dello Stato, lavorando prima a Novara e poi a Bari.
Nicola è un uomo caratterizzato da forti valori morali e da un profondo senso civico, dedito al lavoro e alla sua famiglia, un uomo comune, un cittadino che nel suo ordinario ha saputo vivere lo straordinario.

È il 6 febbraio del 1974 e Nicola sta rientrando da lavoro. Percorre la strada che è solito percorrere per tornare dalla sua famiglia dopo una giornata di lavoro, quando all’improvviso qualcosa attira la sua attenzione: nella tabaccheria posta sull’altro lato della strada è in corso una rapina, una donna, la proprietaria, è minacciata con una pistola. Senza esitazione, Nicola entra per cercare di aiutare quella donna, per scoraggiare i delinquenti dal compiere un così brutale atto. Quel gesto disorienta i rapinatori, generalmente abituati ad agire indisturbati nei loro soprusi, così uno di loro, voltandosi verso Nicola, spara. Un solo colpo, che va dritto al cuore. A nulla servirà la corsa in ospedale, la sua vita viene inaccettabilmente interrotta quella sera, a 44 anni, lasciando nel dolore e nello sconforto la moglie Maria e le sue due figlie, Pasqualina e Paola, di appena 11 e 9 anni.

Poco dopo l’omicidio si scoprirà che gli uomini responsabili della morte di Nicola, sono riconducibili a quello che è l’embrione del clan Parisi di Bari; ma in città non si parla ancora di mafia perché si pensa che essa sia solo un fenomeno siciliano.  
Nicola è una vittima innocente della criminalità organizzata barese. Ucciso perché non si è voltato dall’altro lato, perché, come qualcuno ha detto, “non si è fatto i fatti propri”; ma l’esempio di Nicola invece ci insegna quali siano i fatti nostri, è esempio di senso civico, è un modello di antimafia sociale.

Negli anni saranno tanti i riconoscimenti tributati a Nicola Ruffo. Nel 1977 sarà insignito della medaglia al valor civile per la sua azione coraggiosa e responsabile e nel 2006 alla sua memoria, nella città di Bari, sarà intitolata una strada.