30 agosto 1982
Palermo (PA)

Vincenzo Spinelli

Un uomo onesto. Un uomo come tanti, un gran lavoratore, che nonostante la paura per sé e per la sua famiglia non si lascia intimorire. Non vuole accettare in silenzio i ricatti e le minacce, gli atti intimidatori. E denuncia.

Vincenzo Spinelli nasce nel 1936.
È un uomo gentile e generoso, con dei grandi occhi azzurri e un cuore grande. Vincenzo è anche un gran lavoratore, fin da ragazzo si dà subito da fare e nel giro di pochi anni, grazie al suo duro lavoro e al suo paziente impegno, diventa un imprenditore nel settore tessile e dell'abbigliamento di Palermo.
Gestisce più di un esercizio commerciale e, uno di questi, quello sito in piazza Alcide De Gasperi, lo chiama “Valtiz”, che viene da Valeria e Tiziana, i nomi delle sue due figlie. È infatti un uomo profondamente legato alla sua famiglia e stravede per le sue figlie: non vuole far mancare loro niente e cerca di essere sempre attento e premuroso. Anche con sua moglie e compagna di vita è premuroso e dolce, cerca sempre di stupirla e di riempirla di attenzioni.
 

Il contesto storico

Gli anni a cavallo del 1970 sono gli anni della seconda guerra di mafia e a Palermo si respira una forte tensione. Anche Vincenzo subisce molte richieste estorsive, ma non solo. É continuamente vessato da minacce: gomme delle ruote dell’auto tagliate, vetrine del negozio sfondate, lettere anonime e rapine a scopo intimidatorio, sono solo alcune delle cose che subisce nel giro di pochissimo tempo. Vincenzo ha sì paura, ma in lui prevale la voglia di non arrendersi davanti a questi atti di violenza che la mafia usa con il chiaro intento di indurlo a pagare il pizzo. Vincenzo non vuole piegarsi alla logica del ricatto estorsivo mafioso, non cede. Sceglie la via della denuncia e così viene isolato.
In questo contesto, nel 1979, una sera, mentre sta cenando in un ristorante la sua attenzione cade su una persona che è seduta a un altro tavolo dello stesso locale. La mette a fuoco e la riconosce subito: è una persona che lo ha rapinato tempo prima, non ha dubbi, è proprio lui. A quel punto Vincenzo non perde tempo, segnala la persona a un funzionario di polizia e il rapinatore viene arrestato. Ma non si tratta di un rapinatore qualunque: è Girolamo Frusteri, uno dei nipoti di Pino Savoca, uomo d'onore di Brancaccio, parente di Masino Spadaro, boss della Kalsa, e compare di Salvatore Riina. Vincenzo deve essere punito: deve essere ucciso, ma non subito.

Il 30 agosto del 1982

La mafia non dimentica. Ha la memoria lunga come quella di Vincenzo, che aveva riconosciuto Frusteri due anni dopo dalla rapina subìta.
Il 30 agosto del 1982 è una calda sera di fine estate che sembra essere uguale alle altre. Vincenzo si trova a Pallavicino, in una traversa di via Castelforte. È assorto nei suoi pensieri quando all’improvviso dei colpi di pistola lo travolgono. Non farà in tempo a voltarsi, né a chiedere aiuto; quei killer compiono la loro missione e spariscono nell’oscurità da cui sono venuti. Vincenzo rimane lì, a terra, da solo. La sua vita stroncata, a soli 46 anni, nel pieno della sua attività, lasciando nel dolore e nello sgomento la moglie e le sue giovani ragazze.    
Vincenzo è stato ucciso per due volte: la prima dai killer quel 30 agosto del 1982, la seconda dalla sua città e dai suoi concittadini, che hanno da subito voluto dimenticare il suo nome e la sua storia. Solo la sua famiglia, e in particolare le sue due amate figlie, hanno tenuto viva la memoria del padre e, dopo trentasei anni, nel 2018, per la prima volta viene celebrata una commemorazione pubblica e istituzionale, con l’intitolazione a Vincenzo Spinelli della strada dove aveva uno dei suoi negozi. La sua storia oggi è diventata memoria dell’intera città, per ricordare  a tutti che Palermo è cambiata.

Nei terribili anni '80, la mafia governava questa città e uccideva rimanendo impunita e realizzando un disegno criminale, non soltanto attraverso l’uccisione, ma anche attraverso l’oblio, il silenzio, il buio. Chi era vittima di questi criminali veniva non soltanto dimenticato, ma liquidato con l’espressione 'se l’è cercata', come se fosse normale rispettare ed obbedire alla mafia e non invece reagire ed affermare principi costituzionali, di legalità e diritto. Oggi dobbiamo dire che Palermo è cambiata, anche per ringraziare Vincenzo Spinelli, per dirgli: 'Grazie, missione compiuta. Questa città è cambiata anche grazie al tuo sacrificio’.
Leoluca Orlando - sindaco di Palermo

Vicenda giudiziaria

Inizialmente, le indagini sull’omicidio non portano a nulla. Gli inquirenti ipotizzano che sia vittima della mafia, ma non trovano nessun riscontro e nessuna certezza. Il movente dell'omicidio rimane ignoto per anni fino a quando, a metà degli anni Novanta, inizia il periodo del pentitismo. E così, Tiziana, una delle due figlie di Vincenzo, si rivolge ai magistrati, in particolare ai dottori Ignazio De Francisci e Guido Lo Forte, per chiedere che vengano fatte domande sull’omicidio del loro papà.
E così la svolta, che viene proprio dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Onorato, insieme a quelle di Francesco Di Carlo. Onorato non è un mafioso qualsiasi, è un killer spietato che ha alle spalle decine e decine di morti. E parla dell’assassinio di Vincenzo Spinelli: fece parte del commando mafioso che lo uccise e sostiene che Girolamo Frusteri era il mandante dell’omicidio. Vincenzo viene ucciso per averlo riconosciuto e fatto arrestare. Dal momento di quell’arresto, i parenti del Frusteri, affiliati a Cosa nostra, fecero pressioni su Vincenzo per indurlo a ritrattare, ma lui si rifiutò categoricamente e senza esitazione. E così, dopo tre anni, venne ucciso da quel commando, con 6 colpi di pistola.
Sempre secondo le dichiarazioni di Francesco Onorato a far parte di quel commando, insieme a lui, c’erano mafiosi di peso, come Salvatore Lo Piccolo, Michele Micalizzi e Nino Porcelli, tutti condannati all’ergastolo in primo grado ma successivamente assolti perché le dichiarazioni di Onorato, secondo i giudici di Appello, non hanno trovato sufficienti riscontri.
A oggi quindi, l’unico responsabile per l’omicidio di Vincenzo è Francesco Onorato, condannato a sedici anni di carcere.

Memoria viva

Il nome di Vincenzo é ricordato, insieme alle oltre 1000 vittime innocenti delle mafie che ogni anno in occasione del 21 marzo, la Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, riecheggiano in tanti luoghi. Per noi Vincenzo ha un vero e proprio diritto al ricordo, un diritto che restituisce “dignità” a ogni nome che ricordiamo, che rappresenta la promessa a Vincenzo che non dimenticheremo la sua storia, i suoi progetti di vita, portando con noi i suoi sogni e rendendoli vitale pungolo del nostro impegno quotidiano.

Ho sofferto molto per quella guerra di mafia… Per due anni non volevo uscire di casa, mi vergognavo… Pensavo alle persone che avrei potuto incontrare, che mi conoscevano e che avrebbero potuto pensare che mio padre fosse stato un mafioso, un delinquente, un poco di buono. Quando sono cresciuta, evitavo di dire addirittura perché era morto. Dicevo che era morto d’infarto.
Valeria - figlia di Vincenzo