8 agosto 2000
Brindisi (BR)

Aldo Mazzotta

La vita di Aldo scorreva serena, rallegrato dall'arrivo dei nipotini. Fantasticava con la moglie sul viaggio che avrebbero fatto e sui lavori di ristrutturazione della loro casa appena sarebbero arrivati i soldi della liquidazione.

Quell’estate del 2000 Brindisi è piena di militari. Il capoluogo di provincia è teatro in quei mesi di una delle più vaste operazioni contro il contrabbando di bionde, l’Operazione Primavera. Pochi mesi prima, il 23 febbraio per la precisione, due agenti della Guardia di Finanza, Antonio Sottile e Alberto De Falco, muoiono durante un inseguimento sulla statale 16, nei pressi del santuario di Jaddico, speronati da un fuoristrada blindato dei contrabbandieri. La reazione dello Stato non tarderà ad arrivare e centinaia di uomini in divisa arrivano in città, determinati a sconfiggere il traffico di TLE.

Per la maggior parte dei brindisini è, invece, un’estate come le altre: calda e afosa, le uniche ore di refrigerio sono quelle della sera. La città si rianima e le persone corrono a fare acquisti prima della chiusura serale dei negozi. Per strada i bambini giocano a calcio e c’è chi passeggia, come Aldo Mazzotta. È uscito per andare a giocare la schedina con due suoi amici, inconsapevole del fatto che quelli sono gli ultimi minuti della sua vita.

Aldo nasce il 30 marzo del 1940 in una famiglia numerosissima, 14 figli, ma benestante. I suoi genitori hanno vari saloni di parrucchiere e casa loro non manca mai la carne a tavola, una cosa rara in quegli anni. Un’infanzia serena, con la possibilità di studiare. Da bambino Aldo gioca sempre con Madia, che invece è di una famiglia molto umile. I due bambini si innamorano, Aldo trascorre interi pomeriggi a casa della sua amica a giocare con i fratelli, finché alla morte del padre la madre di Madia è costretta a emigrare e si trasferisce con tutta la famiglia a Torino. Ma l’amore che provano l’uno per l’altra non si esaurisce con il passare del tempo e nel 1966 i due fanno la fujitina e si sposano poi all’alba nella sagrestia: Madia è incinta della loro prima figlia, Cosima. Lei ha 22 anni, Aldo ne ha 25. Vanno a vivere in via Carmine, una delle strade principali di Brindisi e trasformano l’ingresso della loro casa in un salone di parrucchieri, Aldo eredita dalla sua famiglia l’arte del mestiere. Le due figlie, Cosima e Rosanna, crescono in quella casa sempre piena di gente, di racconti e di chiacchiere dove i genitori lavorano, spesso anche di domenica.

Finché nella prima metà degli anni Settanta Madia si ammala di tumore e la malattia li costringe a cessare l’attività. Aldo tenta un concorso pubblico e viene assunto come ausiliare dell’ASL nell’ospedale brindisino. Quegli anni trascorrono tra il nuovo lavoro e i viaggi fino a Milano, dove Madia è sottoposta alle cure. E mentre Aldo accompagna la moglie al Nord, le figlie restano spesso a casa con i nonni, soffrendo per questa lontananza. Madia, circondata dall’amore della sua famiglia, riesce a sconfiggere la malattia. La voglia di vivere è più forte di qualsiasi avversità. Si amano molto, sono una coppia allegra e innamorata dopo tanti anni, vanno spesso a ballare ma la loro passione è il karaoke. Aldo soprattutto è un salutista, è in piedi ogni mattina presto per andare al mare, alla “Conca” e iniziare la giornata nuotando. Mangia sano, detesta i fumatori e gioca a calcetto. Nonostante sia costretto a togliersi gli occhiali per giocare senza vedere quasi nulla.

La domenica è la giornata dedicata alle sue donne, alle quali non vuole far mancare mai nulla: un pranzo al ristorante, un giro al lunapark di Babylandia o un pic – nic nella pineta di Specchiolla. Ama stupire e coccolare la sua famiglia. Ma soprattutto è un uomo moderno: le sue figlie indossano la minigonna e possono truccarsi, la sua unica attenzione sono le amicizie. Non vuole assolutamente che frequentino brutta gente ed è sempre molto attento alla loro vita, un padre presente severo, ma giusto. La figlia più grande durante il quarto anno delle superiori resta incinta e Madia non è per niente contenta. Mentre Aldo decide di accogliere in casa la figlia e il futuro genero decretando per tutti “Non è né la prima né l’ultima e mia figlia resta a casa mia”. Grazie a questa sua decisione, Cosima riesce a terminare anche le scuole superiori. In quella casa tutti trovano conforto, una parola affettuosa, cugini e nipoti sono sempre ben accolti.

La sua vita scorre serena, rallegrato dall’arrivo dei nipotini. Finalmente a febbraio del 2000 ottiene l’agognata pensione e in attesa della liquidazione con Madia fantasticano sul viaggio che faranno insieme e sui lavori di ristrutturazione della loro casa alla Commenda, il quartiere in cui vivono da anni e in cui sono cresciute le loro due figlie.

L’8 agosto del 2000

Quella sera sono quasi le 20, Madia e Cosima sono andate al Santuario di Jaddico per la messa, mentre Rosanna è al lavoro. Aldo decide di uscire per fare due passi e una chiacchierata con alcuni amici, indossa ai piedi degli infradito. Sta attraversando la strada, quando all’improvviso un commando appostato lì vicino dal primo pomeriggio, come si scoprirà dopo, parte in azione. L’obiettivo dell’agguato è Roberto Gorgoni. Poche settimane prima si era consumato un altro efferato omicidio, quello di Tonino Luperti. La frangia dei mesagnesi è convinta che sia stato Gorgoni a commettere l’omicidio e va data una dimostrazione di forza. Gorgoni sta facendo degli acquisti all’interno di una gioielleria proprio vicino alle strisce pedonali su cui sta camminando Aldo. Quando varca la porta del negozio, i sicari iniziano a sparare, incuranti della gente intorno. Il proiettile attraversa il corpo di Gorgoni e raggiunge Aldo, lacerandogli l’aorta gastrica. Fa giusto in tempo ad accasciarsi e finire disteso sotto una Fiat Punto parcheggiata lì. Nessuno inizialmente si accorge di lui, disteso sotto l’auto. La moglie e la figlia arrivano sul luogo e Aldo è ancora vivo. Si pensa a un malore, il foro del proiettile è così piccolo che solo dopo l’arrivo in ospedale si capisce la gravità della situazione, ma ormai non c’è più nulla da fare. Aldo muore in una calda serata di inizio agosto. Il giorno successivo arriva l’assegno di liquidazione che stava aspettando.

Vicenda giudiziaria

All’inizio i giornali e i media nazionali nel dare la notizia, definirono Aldo un noto pregiudicato. La famiglia ha dovuto difendersi dalle malelingue e affrontare in totale solitudine la situazione. Nessuno le accompagna, la maggior parte dei familiari si allontanano, forse per paura. Le indagini vanno avanti e si delineano i contorni della vicenda, inserita in una guerra di mafia per ottenere l’egemonia sul territorio da parte di due fazioni diverse della SCU. La famiglia non sa che può costituirsi parte civile. Nonostante fossero presenti tantissime persone, nessuno parla, nessuno testimonia. Hanno tutti paura.

Soltanto nel 2005 si ha la condanna al termine del processo “Mediana” in cui mandanti ed esecutori sono condannati, grazie alle testimonianze di molti collaboratori la verità si ricostruisce e Aldo Mazzotta è riconosciuto vittima innocente della criminalità organizzata.

Madia sopravvive giusto il tempo di vedere condannati gli uomini che hanno ucciso suo marito, un uomo per bene. Subito dopo l’omicidio si ammala gravemente e non esce più di casa. Nel 2009 il Ministero dell’Interno riconosce Cosima e Rosanna come familiari di vittima innocente, ma entrambe rinunciano alla possibilità di ottenere un pubblico impiego.

Memoria viva

Per anni a Brindisi nessuno ricordava più questa storia, soltanto alla Commenda ancora qualcuno raccontava alle figlie tanti aneddoti sul padre. Finché nel 2019 in città si celebra la Giornata nazionale in ricordo delle vittime innocenti delle mafie e Rosanna e Cosima decidono di partecipare. Trovano la forza e il coraggio di riaprire questa ferita dolorosa e di contattare l’associazione Libera. Il nome di Aldo è inserito nell’elenco delle vittime innocenti della mafia e nel 2022, per la prima volta dopo 20 anni, la città ha ricordato l’enorme sacrificio di questa famiglia e ha voluto rendere onore ad Aldo, un cittadino esemplare proprio nel quartiere in cui viveva e in cui è stato ucciso.

I ricordi sono tanti e quando ci penso il cuore mi si riempie. Era preciso e maniacale nelle faccende domestiche, controllava ed evitava gli sprechi. Svitava sempre le lampadine in più nel bagno e noi ridevamo di questo. Impazziva per le feste, la sua preferita era il cenone di Capodanno. Ballava e cantava, ma soprattutto non perdeva mai una partita del Brindisi, la squadra del suo cuore.
Rosanna - Figlia di Aldo