Placido Rizzotto

Corleone (PA) // 10 marzo 1948 // 34 anni

Placido Rizzotto sindacalista italiano. Durante la Seconda Guerra mondiale combatté in Carnia, in Friuli, e dopo l'8 settembre si unì ai partigiani della Resistenza; tornò in Sicilia a guerra finita. Qui divenne presidente dei combattenti dell'ANPI, l'associazione dei partigiani, si iscrisse al Partito Socialista Italiano e divenne sindacalista della CGIL. Rizzotto cercò di convincere i contadini a ribellarsi al sistema di potere della mafia, che possedeva gran parte della terra, opprimeva i lavoratori e li assumeva soltanto su raccomandazione e per motivi nepotistici: li guidò nell'occupazione delle terre gestite dalla mafia e nella distribuzione dei terreni incolti alle famiglie oneste. La mafia tentò di isolarlo e lo minacciò più volte, Rizzotto proseguì nelle sue lotte e continuò a guidare il movimento contadino di occupazione delle terre, diventando anche segretario della Camera del lavoro di Corleone. La situazione di Rizzotto divenne sempre più difficile, anche per il cattivo rapporto con Liggio: Rizzotto lo aveva umiliato pubblicamente sollevandolo durante una rissa scoppiata tra ex partigiani e uomini del boss mafioso Michele Navarra – a cui Liggio era affiliato – e appendeso all'inferriata della villa comunale. Il 10 marzo 1948 Placido venne attirato in un'imboscata e venne rapito e ucciso nella campagna di Corleone. Quella sera stessa un pastorello di nome Giuseppe Letizia scese dalla montagna sconvolto. Balbettando spiegò al padre di aver visto i banditi che fracassavano il cranio a un uomo. E siccome il pastorello gridava e si agitava venne portato all'ospedale dove fu visitato dal dottor Navarra che gli fece un'iniezione per calmarlo. Ma l'iniezione non era di quelle che calmano. Era di quelle che uccidono. Il 7 settembre 2009 furono ritrovati, nelle foibe di Rocca Busambra, i resti riconosciuti come quelli di Rizzotto confrontandone il DNA con quello del padre, morto da tempo e riesumato.

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