26 giugno 1983
Torino (TO)

Bruno Caccia

Un uomo semplice, è così che la moglie Carla descriveva suo marito, per il modo in cui ogni giorno viveva la sua vita.

Bruno Caccia nasce a Cuneo il 16 novembre 1917. Studia giurisprudenza, seguendo una tradizione famigliare, ed entra in magistratura molto giovane: non ha ancora 24 anni. Ma ha già conseguito anche la laurea in scienze politiche oltre che in giurisprudenza. A soli 42 anni, nel 1964, è nominato Procuratore della Repubblica di Aosta. Nel 1967 viene poi trasferito a Torino per assumere le funzioni di sostituto procuratore generale, dove si occupa anche delle indagini sulle Brigate Rosse, raccogliendo le dichiarazioni di Patrizio Peci. Altre sue inchieste sono relative al cosiddetto "Scandalo petroli" e al caso "Zampini", una prima Tangentopoli torinese che vede coinvolti soggetti dell'amministrazione comunale e della giunta.
Bruno Caccia era un uomo rigoroso e onesto, per come lo hanno descritto i colleghi, ma anche molto legato alla famiglia, come hanno più volte raccontato i tre figli, amante del coltivare la terra e del ballo liscio, in cui si cimentava con la moglie Carla ogni volta che poteva, del tennis che praticava con altri colleghi magistrati e dei film comici, a dispetto del suo aspetto severo, come quelli di Woody Allen. Nei fine settimana si rifugiava nella casa di Ceresole e si prendeva cura del suo orto, era il luogo in cui si riposava lontano dalla città.
Nel 1980 è nominato procuratore capo a Torino e inizia a svolgere e coordinare importanti indagini sulla criminalità organizzata siciliana e calabrese, che avevano cominciato a insediarsi in Piemonte.  La sera del 26 giugno 1983, mentre porta il cane a fare una passeggiata nei dintorni di casa, ed è privo della scorta, è affiancato da un'auto dalla quale vengono sparati 14 colpi di pistola; altri tre vengono esplosi a distanza ravvicinata. Le prime indagini ipotizzano una matrice terrorista nel delitto, ma ben presto ci si concentra su quella della criminalità organizzata, in particolare di stampo 'ndranghetista.
Bruno Caccia rimane l'unico magistrato ucciso dalle mafie nel nord Italia, in un'epoca per altro in cui si faceva molta fatica a parlare di criminalità organizzata nei contesti settentrionali.

Vicenda giudiziaria

Domenico Belfiore viene processato e condannato all'ergastolo, con sentenza definitiva nel 1992, in qualità di mandante dell'omicidio. La famiglia di Bruno Caccia si è battuta per la riapertura delle indagini, per far luce sulle ombre che si trascinano da oltre trent'anni sul delitto e soltanto nel 2015 viene arrestato Rocco Schirripa, ‘ndranghetista legato al clan dei Belfiore, con l'accusa di essere uno degli esecutori materiali del delitto. Processato a Milano, Schirripa è condannato all'ergastolo, in primo e secondo grado. In attesa della pronuncia della Cassazione sul processo, restano ancora molte ombre sulla dinamica dell'omicidio e sulle motivazioni che portarono ad esso.

A trent'anni dalla morte di nostro padre, siamo profondamente grati a tutti coloro che vorranno ricordarlo con eventi e iniziative che ne onorano la memoria e che ci fanno un grande piacere. [...] Non possiamo però nell'occasione tacere ciò che ci cruccia. A fronte degli esiti processuali che risalgono ormai a molti anni fa, sentiamo il disagio per qualcosa che non ci pare del tutto chiarito. [...] Ci piacerebbe perciò che la ricorrenza di quest'anno diventasse occasione e stimolo per uno sforzo corale, teso ad avvicinarsi maggiormente alla verità, partendo dal presupposto che l'omicidio di nostro padre non fu certo un fatto isolato nella storia cittadina. Questa memoria "fattiva" sarebbe secondo noi, un degno coronamento della commemorazione del suo sacrificio.
Paola, Cristina e Guido Caccia - Lettera scritta nel 2013 dai tre figli di Bruno Caccia

Memoria viva

Alla sua memoria è intitolata una cascina confiscata alla famiglia dei Belfiore, a San Sebastiano Po (nella provincia di Torino).
Sulla sua vicenda sono stati pubblicati due libri, uno scritto da Nicola Tranfaglia ed edito da Narcomafie "Il giudice dimenticato" e uno da Paola Bellone, "Tutti i nemici del procuratore". Libera Piemonte ha curato la produzione di un documentario, nel trentennale della morte, dal titolo "Bruno Caccia, una storia ancora da scrivere".

Il documentario è prodotto da Libera Piemonte e Acmos ed è stato presentato il 26 giugno 2013 a Torino.