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Il presidio di Libera a Morbegno dedica il suo impegno a Piero Carpita e Luigi Recalcati

21 marzo a Quarto Oggiaro

Il Presidio di Libera Morbegno (So) è dedicato alla memoria di Piero Carpita e Luigi Recalcati, vittime innocenti delle mafie. Due nomi, due persone, un’unica storia, una storia che ci ha commossi e appassionati perché racconta una quotidianità “ferita a morte” dalle mafie.

E’ un normale sabato pomeriggio, quel giorno a Bresso, un paese alle porte di Milano; è il 15 settembre 1990 e siamo nelle vie centrali della città.

Tra i passanti che transitano nei pressi di un bar ci sono Piero e Luigi. Il primo ha poco più di 40 anni, sposato, con due figlie. Il secondo è un pensionato. E’ una scena di vita quotidiana con due persone che hanno lasciato le loro case e prevedono di tornarvi più tardi. Purtroppo per loro non sarà così, perché Piero e Luigi su quella strada verranno colpiti dai proiettili indirizzati a Franco Coco Trovato, noto boss della ‘ndrangheta lombarda attivo soprattutto nelle province di Lecco, Como e Milano, che esce illeso dall’attentato.

In quel periodo era iniziata da poco una “guerra” tra cosche mafiose per il controllo del traffico di droga, guerra che causerà numerose vittime nel giro di poco tempo.

Ricordare Piero e Luigi significa dare dignità ad ogni vittima delle mafie, anche a quelle sconosciute ai più, per ribadire che le mafie uccidono, uccidono le persone, le famiglie, le comunità. Uccidono e continueranno a farlo se noi lasceremo che le vittime vengano “cancellate” dalla nostra memoria e da quella delle generazioni future, se lasceremo che il dolore dei familiari rimanga una questione privata e non una responsabilità condivisa, se non ci impegneremo a fare in modo che storie come quelle di Piero e Luigi non si possano ripetere.

Piero e Luigi erano persone come noi, nelle quali ognuno si può riconoscere. Erano semplici cittadini che vivevano la loro vita ed è proprio questo che ce li fa sentire vicini.

Tenere viva la loro memoria, allora, è ribadire con forza alle mafie che non riconosciamo loro il diritto di “rubarci” la vita e la sua normalità, né quello di farla da padroni nelle vie delle nostre città!