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Oggi posso dire di conoscerti un po’ di più, nonno. Il ricordo di Mario Lattuca a 35 anni dal suo omicidio

Oggi posso dire di conoscerti un po' di più, nonno. Il ricordo di Mario Lattuca a 35 anni dal suo omicidio

di Sabrina Lattuca, nipote di Mario

Ricordare qualcuno che non c’è più non è una cosa semplice, ancor più qualcuno che non hai mai conosciuto. Quando sei piccola non dai molto peso alle mancanze, ti distrai facilmente. Ho sempre conosciuto mio nonno come una persona elegante, in giacca e cravatta, con i baffi e i folti capelli scuri, perché così era ritratto in una foto sul comò della sala da pranzo di mia nonna. Poi diventi grande e inizi a porti delle domande. E mio nonno ho iniziato a conoscerlo un po’ di più.

Ora so che non eri solo un uomo elegante ma anche un marito che per 12 anni ha vissuto lontano da casa, emigrato come tanti in Svizzera, tornavi dalla tua famiglia poche volte all’anno. Un uomo dallo sguardo profondo che amava la sua terra e lì eri tornato per lavorare come operaio, specializzato nei cantieri edili.

Con le tue grandi mani sapevi fare il vino buono. Ti piaceva stare in compagnia e per questo, a casa, tenevi nascosta una scorta di bevande da offrire nelle riunioni di famiglia durante le giornate di festa o a chiunque ti venisse a fare visita.

Eri un padre severo ma premuroso; legato agli affetti familiari, hai visto sposarsi due delle tue figlie femmine e speravi per tutti gli altri un futuro migliore con un lavoro stabile, per questo ti impegnavi ogni giorno.

Quest’anno compi 49 anni per la trentacinquesima volta e di cose ne sono cambiate. Oggi, la tua memoria la vedo riflessa negli occhi di mio padre e credo che saresti orgoglioso dell’uomo e del padre che lui, a sua volta, è diventato; a dire il vero, saresti fiero dei valori che sei riuscito a trasmettere a tutti i tuoi figli, loro che ora sono diventati delle donne e degli uomini che vivono a pieno la loro vita consapevoli del suo grande significato. Maria e Rita, come te, sono andate a vivere in Svizzera e sono madri e nonne amorevoli così come Anna. Francesco alla fine ce l’ha fatta a diventare ferroviere e ogni giorno percorre con il treno quel tratto di gallerie che tu hai contribuito a costruire; Romeo amava la vita e ti somigliava molto, orgoglioso della sua famiglia e dal cuore grande, ha dato il tuo nome al suo primo figlio maschio, uno dei suoi tanti modi per ricordarti fin quando gli è stato possibile; il piccolo di casa, Sandro, l’hai lasciato che aveva poco più di dieci anni, ne ha fatta di strada sempre a testa alta con una valigia in mano, ha imparato ben quattro lingue, ha girato il mondo e adesso vive a Barcellona dove lavora per una grande azienda!

Da quel 21 settembre, a tutti loro la vita è mutata. Anche la nonna Antonietta, sai, da donna forte e determinata quale era non si è mai rassegnata alla tua perdita, ha dovuto lottare contro una vita di sacrifici, rimasta sola, giorno dopo giorno si è spenta, logorata dal dolore per la tua tragica e ingiustificata perdita. Certo è che tutti hanno dovuto fare i conti con la perdita di un padre e di un marito che aspettavano per cena ma che non è mai rientrato a casa. Oggi però, credo saresti felice di vederli tutti insieme durante le giornate d’estate, nella casa paterna, a scherzare davanti un bicchiere di vino, perché le tradizioni non passano e le origini non si dimenticano.

Magari avresti potuto insegnarmi la briscola, so che ti piaceva giocare a carte e io non ho mai imparato; magari insieme saremmo potuti andare al cinema, so che era una delle cose che amavi fare nelle serate libere; magari avremmo potuto discutere sulla dubbia profondità delle canzoni d’oggi, so che ti piaceva ascoltare musica e avresti potuto mostrarmi la tua collezione di dischi.

In questi anni, Libera ci ha permesso di conoscere molte storie di vittime innocenti di mafia che in alcuni casi hanno trovato giustizia mentre in altri ancora la conoscono a metà come nel tuo caso; abbiamo incontrato familiari che si sono visti sconvolgere la loro normalità proprio come è successo alla tua di famiglia e ha permesso a me di avere molte più risposte; Libera, infatti, è stata il mezzo grazia al quale la tua memoria ha iniziato a prendere forma nella mia mente in modo consapevole e responsabile. Oggi posso dire di conoscerti un po’ di più, nonno.