News e appuntamenti

Un filo rosso che ci unisce

Un filo rosso che ci unisce

di Tilde Montinaro

"Ho riflettuto molto sul dibattito di un'eventuale scarcerazione di Totó Riina perché possa avere una "morte dignitosa".  Ho cercato allora l'etimologia di questa parola e ho scoperto che deriva dal  latino "dignitas" e che  significa eccellenza, nobiltà, valore: che impone a tutti gli uomini il rispetto sia della propria persona sia della persona altrui.

Così, pensando al valore di questa parola riavvolgo la pellicola di questi 25 anni e come in un film torno a quel 23 maggio del 92 a quel terribile fotogramma, in cui mia madre prendendo le mie mani nelle sue e guardandomi fissa negli occhi mi chiedeva cosa fosse successo a suo figlio. Non potevo dirle che era "saltato" in aria con 500 kg di tritolo, non potevo dirle che non avrebbe potuto accarezzare il suo volto per l'ultima volta e non potevo dirle che un altro uomo aveva deciso di mettere  fine alla vita di suo figlio a soli 29 anni.. Ho dovuto "dignitosamente" mentirle... Da quel momento in poi ho visto mia madre sopravvivere; è questo ciò che ha cercato di fare: sopravvivere con "dignità",  in lei mai più pace, ma solo tormento, un vuoto immenso anche quando tentava di dare un senso a qualcosa. La morte di un figlio? Una sofferenza che scava l'anima. 

La sua rabbia verso il fato, verso Dio, verso la vita stessa, che prima le aveva dato e poi aveva tolto un figlio a lei e un padre ai suoi nipoti. Loro, costretti a diventare grandi nella memoria più terribile, cresciuti con la consapevolezza che il loro papà non gli sarebbe stato mai più accanto a confortarli nei momenti difficile e a condividere poi  gioie e successi; ma anche loro cresciuti e diventati adulti dignitosamente. 

Che tristezza, quanto dolore in tutti quest'anni; noi familiari, uniti da un filo rosso che ha stravolto le nostre  vite, continuiamo dignitosamente a chiedere una verità che non afferriamo mai, continuiamo a farlo per cercare di restituire dignità a un intero Paese di uomini e donne oneste... Mai chiesta vendetta ma solo certezza  della pena, perché la libertà non va regalata a chi ha tolto dignità e speranza, perché la dignità è il fine e non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli....