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Da dieci anni stiamo scrivendo una nuova storia. Cascina Caccia 2007 - 2017

10 anni di Cascina Caccia

Le persone che abitano in questo luogo, si percepiscono come donne e uomini del fare … sono persone che non si perdono troppo in parole, si compiacciono anzi quando è il frutto del loro lavoro a raccontare per loro. Eppure oggi hanno voluto fermarsi, pensare a questi dieci anni e provare a rappresentarli, per guardare la strada percorsa e fissare con più nitidezza la direzione dei prossimi 10 anni. Queste parole, vogliono essere il mosaico dei pensieri e dei sentimenti di tutti coloro che hanno abitato in questo luogo e gli hanno dato un’anima.

Un mattino d’inverno camminavano sulla spiaggia un bambino e un vecchio.
Nella notte l’oceano in tempesta aveva gettato migliaia e migliaia di pesci sull’arenile che ora si dibattevano agonizzanti.
Il bambino continuava a fermarsi: prendeva un pesce e lo rigettava in acqua. Faceva un passo, afferrava un altro pesce e lo ridava alle onde. Ancora un passo, ancora un pesce, e così via.
Il vecchio osservava il bambino sorridendo e scuotendo la testa.
“Vedi – gli disse ad un tratto – l’Oceano è molto grande e i pesci che ha gettato su questa spiaggia sono senza numero. Forse stanotte ci sarà un’altra mareggiata e domani ve ne saranno ancora più di stamattina. Ciò che stai facendo è inutile”.
Il bambino rimase un momento pensieroso e poi rispose. “sarà anche inutile in generale. Ma per lui – disse gettando un pesce azzurro in acqua – è utile senz’altro”.

Sono passati dieci anni dal giorno in cui Casa Belfiore è diventata Cascina Carla e Bruno Caccia. Quel giorno c’erano macerie e c’era la voglia di scrivere una storia diversa. C’era da tempo anche la consapevolezza che la mafia esiste, come pure un altro mondo possibile. Di fronte all’alta marea, e alle macerie attorno, da quel giorno abbiamo iniziato a restituire pesi al mare. Uno alla volta.

Abbiamo trattato questo luogo, come si fa con un bambino.

I primi giorni, con meraviglia e stupore, Ci siamo avvicinati a lui in punta di piedi.

Durante la sua infanzia, lo abbiamo accompagnato nel muovere i primi passi;

Ci siamo presi cura di lui, concentrandoci sui suoi bisogni essenziali.

È arrivata anche l’adolescenza, con l’energia che esce da sotto la pelle, in cui ha dominato l’entusiasmo senza pensare al domani, in un eterno presente.

Abbiamo fatto del nostro meglio, sbagliando molte volte e imparando altrettanto. Oggi abbiamo la consapevolezza di essere cresciuti insieme a lui. Sappiamo chi siamo e dove vorremmo andare Siamo diventati grandi e vorremmo che anche questo progetto, insieme a noi, entrasse nella sua età adulta.

Oggi Cascina Caccia è una comunità di vita per giovani che si vogliono mettere in gioco, un luogo di accoglienza per tutti coloro che hanno bisogno di fermarsi per ripartire con più energie. È un dispositivo educativo, che speriamo faccia esplodere l’entusiasmo in molti territori. È un laboratorio di idee, una terra di produzione che vuole diventare impresa sociale, per essere occasione e generare lavoro. Per rendere concreta la nostra “rivoluzione silenziosa” siamo partiti dalle api, alle quali si sono aggiunti i noccioli, un orto, un laboratorio di gastronomia e c’è chi fra noi ha già messo il piede dentro un Emporio a Torino. Chissà quanti altri progetti inizieranno un domani.

Questo luogo ha cambiato la sua identità e ci ha permesso di cambiare insieme a lui. È stato parte di noi, e noi parte di lui. Sogniamo una cascina solida, sempre accogliente, aperta ad altri che un domani arriveranno per farla più grande.

Sappiamo anche di non essere mai stati soli, di avere avuto a fianco molte persone che ci hanno aiutato. Un detto africano dice che “per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”. In questi dieci anni migliaia di persone si sono sporcate le mani insieme a noi per contribuire a questa storia, per aiutarci a scriverla ogni giorno.

Un amico che di recente si è aggiunto a questa tribù ci ha detto “avevo già sentito parlare di voi, ma finché non sei qui, finché non lo si vive, è difficile comprendere la bellezza di questo luogo”.

Forse è vero, perché di tante piccole cose è fatta Cascina Caccia. Molte di queste cose sono difficili da raccontare.

Ci proviamo con alcune immagini:

Le macerie, che nel loro disordine, disegnano un futuro possibile

Gli studenti, che prima di arrivare, affrontano la salita

Il vociare dei ragazzi nelle sere d’estate

Il silenzio e le cicale nelle notti d’estate

Il ronzio delle api

Un noccioleto che, senza fare rumore, cresce

Avere le mani sempre in pasta

La terra, che è sempre troppo bassa

I “sì” che si promettono qui e si rinnovano ogni giorno

Il primo accordo che genera armonia

Un magazzino che diventa taverna

Una cantina dimenticata che diventa tempio della memoria

Uno zerbino consumato davanti alla porta di ingresso

Una chiave sempre nella toppa

Un giovane somalo che impara l’italiano

Un giovane italiano che impara il congiuntivo

Una frase: “ero un delinquente” pronunciata quasi per caso

Chi parte

Chi torna

La memoria di un uomo che non sbiadirà

Le tazze sopra la tavola, prima di andare a dormire, per la colazione di domani

Grazie a tutti coloro che ci hanno accompagnato e che ci credono

Grazie a tutti noi, che nonostante le fatiche e le difficoltà siamo riusciti a restare uniti ed essere insieme.