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Il ricordo di Giuseppe Bommarito

Il ricordo di Giuseppe Bommarito

di Salvatore Bommarito

Sono passati 29 anni ma nella mia mente è come se tutto fosse successo ieri, fino ad oggi non sono mai riuscito a parlare di mio padre; mi veniva sempre un nodo alla gola e i miei occhi diventavano lucidi come una lampadina. Poi nella vita ti capitano cose che ti fanno maturare che ti danno la forza di superare dolori che non hai mai accettato, che ti fanno riuscire a parlare di  momenti incancellabili, cicatrici che restano nell'anima e che ti portano un dolore costante, ricordi di un padre meraviglioso.

Gli ultimi tempi ricordo che mio padre era sempre nervoso, io non riuscivo mai a capire il perché, ricordo che volevo stare sempre con lui, come se sentissi dentro di me che non sarebbe passato molto temp,o che il grande amore della mia vita lo avrei perso per sempre.

Un padre meraviglioso, sempre premuroso con me e mio fratello e mia madre. Mi veniva sempre a prendere a scuola: lo vedevo arrivare in divisa e il mio cuore si apriva, era il mio eroe, il mio grande papà. Lui arrivava con un vespino special bianco, ci mettevamo io dietro il sellino con lui e mio fratello davanti, con lui mi sentivo protetto, lui era una persona rispettata da tutti.

Amava la vita, era appassionato della campagna, della pesca, degli animali, mi spiegava tutto, anche se lo facevo arrabbiare spesso perché ero molto vivace.

Ricordo molti giorni passati con lui in campagna, tutti i lavori che faceva, di quando mi portava a pescare con lui assieme a suo fratello, mio zio Vito. Ricordo di come fu fiero di me la prima volta che presi un pesce. Ricordo di quella volta che lo feci imbestialire, aveva messo le canne nei pomodori e io come uno stupido gli ho rotto tutto, ricordo di quando mi rimproverò e di quando poi mi abbraccio, forte pentito dei rimproveri che mi aveva fatto.

Una volta andammo assieme a comprare una corda per l’ ancora della barca e posteggiammo la macchina nell’attuale piazza dedicata al Capitano Basile a Monreale, lui mi disse di aspettarlo in auto e che sarebbe tornato subito. Mancò appena 10 minuti, dentro di me non so cosa successe: avevo paura che non tornasse più, mi misi a piangere e scesi dalla macchina. Ricordo della mia felicità quando lo vidi arrivare da lontano, ma non sapevo che dopo qualche giorno non lo avrei visto più arrivare per tutta la mia vita.

Mi manca tutto di lui, mi mancano i suoi consigli, la sua voce, le sue risate, tante volte mi trovo in difficoltà nella vita e non so cosa fare e pagherei non so cosa per sentire un attimo la sua voce e avere un suo consiglio, ma sono sicuro che lui da lassù ci segue e ci guida sempre per la giusta strada.

Oggi che sono adulto e che ho la forza di  buttare fuori quello che ho dentro, dico che mio padre ha fatto la scelta giusta: non ha avuto paura di affrontare la mafia dando un esempio all’intera umanità.