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21 marzo 2018, Foggia. Io l’ho visto quell’uomo camminare con noi

21 marzo 2018, Foggia. Io l'ho visto quell'uomo camminare con noi

di Sasy Spinelli

Quell’uomo col cappotto lungo, la sciarpa rossa e gli occhiali scuri. Era un po’ in disparte, alla testa del corteo. Un tipo distinto, rigido, ma nei suoi occhi traspariva la gioia e l’orgoglio per una partecipazione che mai aveva visto così numerosa nella sua città.

Era lì e guardava con fiducia i ragazzi delle scuole che coloravano la piazza e gli scout che si tenevano per mano, in un grande girotondo. Si fermava anche ad ascoltare le voci dei foggiani, parlava con i negozianti e con i commercianti del suo quartiere, del “Mercato Rosati”, così come per anni aveva fatto con i contadini ai tempi dell’Ufficio del Registro di Cerignola. Provava a spiegare loro, con linguaggio semplice e sereno, che quella manifestazione, nonostante il disagio di quella giornata, era importante, che non era una cosa “venuta da Roma” bensì una risposta dal basso della comunità di Capitanata, impegnata a mostrare il lato più bello, la propria reazione, la scelta condivisa di stare dalla parte della giustizia, contro la violenza mafiosa.

Lo sa bene quell’uomo: non può essere una manifestazione a risolvere i problemi atavici della Capitanata ma conosce anche il valore che può avere unire le forze per non lasciare soli coloro che provano a cambiare le cose, che provano a fare il proprio dovere fino in fondo da studenti, lavoratori, amministratori o da semplici cittadini. Ha visto l’impegno generato nel percorso di costruzione di quella giornata, le decine e decine di incontri fatti nei luoghi e nei contesti più disparati per provare a raggiungere ciascun settore della cittadinanza, anche quelli più difficili che lui ha incrociato per lavoro, non sempre trasparenti o sensibili a quelle tematiche.

Perché non è sempre facile parlare di giustizia, di anticorruzione, di memoria, di mafie in una terra tanto bella quanto complicata.

Già, perché proprio in questa città che lui tanto ha amato e per cui tanto si è impegnato, quando ne ha avuto bisogno, una rete così non c’era, non esisteva quell’energia e quella voglia di riscatto che vede ora in piazza. Lui ci aveva provato a denunciare il sistema di malaffare e di corruzione che aveva scoperto dirigendo l’Ufficio del Registro di Foggia, ma qualcuno è riuscito a fermarlo.

Quell’uomo avrà pensato, guardando il fiume di persone per le vie del centro, che, chissà, se quei ragazzi, i loro genitori o i loro nonni si fossero attivati prima, se Libera fosse nata qualche anno prima, se tutti noi fossimo stati un po’ più vivi nel 1995, la storia sarebbe potuta essere diversa.

Se noi foggiani avessimo preso coscienza in tempo del cancro che stava crescendo nel nostro territorio, forse, avremmo potuto stringerci intorno a chi stava già provando col proprio lavoro ad affermare il principio di giustizia per il bene collettivo. “Le verità camminano per le vie delle nostre città: c’è chi sa, chi ha visto, chi conosce e non parla”, ha sentito più volte questa frase da Luigi Ciotti, ogni qualvolta è arrivato in Capitanata.

Lo sguardo di quell’uomo si è fermato quando dal palco di Piazza Cavour, la “cartolina” della sua Foggia, ha sentito scandire distintamente il suo nome: Francesco Marcone.

Io il 21 marzo l’ho visto Francesco Marcone camminare con noi.

L’ho visto negli occhi di quei ragazzi, nello sguardo di Paolo e del suo bambino, nel coraggio e nel cuore grande di Daniela.

Era lì, insieme a tutti gli altri, e mai come quel giorno era vivo tra noi perché quel 31 marzo del 1995 non ha fermato il suo spirito. Lui resterà lì, vigile, a vegliare sul cammino del cambiamento che sogniamo per la nostra terra, ma anche a pizzicare il nostro animo perché non si fermi mai la richiesta di verità e di giustizia per la sua storia.

Proprio negli incontri di preparazione alla “XXIII Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie” si è levata dalla procura una flebile speranza di riapertura del suo caso.

Sta a ciascuno di noi alimentare quella fiamma, sostenerla, perché solo facendo i conti col proprio passato oscuro, Foggia potrà essere pronta ad accogliere un futuro più luminoso.