Nomi da non dimenticare

L'idea di un elenco di tutte le vittime innocenti delle mafie, nasce con Libera, grazie alla volontà del nostro presidente don Luigi Ciotti e di una madre, Saveria Antiochia. Saveria era la madre di Roberto, un poliziotto che accompagnò, per amore e per dovere, nel suo ultimo giorno di vita un altro poliziotto. Con gli stessi sentimenti e con senso di responsabilità verso una memoria che non doveva essere retorica celebrazione, ma seme di impegno, Saveria suggerì di raccogliere tutti nomi delle vittime, anche le più sconosciute.

Un’altra madre avvalorò l’impegno della memoria, Carmela, la mamma di Antonio Montinaro, ucciso con Giovanni Falcone, di cui era il caposcorta. Nel corso di una funzione religiosa in ricordo della strage di Capaci, don Luigi la incontrò e ne accolse il dolore e la preoccupazione perché il nome di suo figlio, come degli altri agenti della scorta, non veniva mai pronunciato.

Da questi primi momenti di intensa condivisione si è proseguito ad accogliere le proposte dei territori e dei familiari stessi delle vittime. L’elenco delle vittime innocenti delle mafie che ogni anno il 21 marzo, il primo giorno di primavera, leggiamo in tanti luoghi in Italia e del mondo è il frutto della raccolta paziente dei nostri volontari che scavando nella storia dei territori in cui vivono hanno chiesto, negli anni, l’inserimento dei nomi che ne fanno parte.

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  • Francesco Borrelli

    Cutro (KR) // 13 gennaio 1982 // 40 anni

    Francesco Pantaleone Borrelli era nato il 20 Agosto 1941 a Papanice, una frazione di Crotone. Al momento dell'attentato era Maresciallo dei CC in servizio al Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia, aveva una moglie e due figli, Alfredo e Caterina, di 7 e 6 anni. Borrelli era dunque un carabiniere, nello specifico un elicotterista. Un mestiere pericoloso, soprattutto in Calabria, nella stagione dell'Anonima Sequestri in Aspromonte. Il maresciallo Borrelli è caduto per il senso del dovere. Quel 13 gennaio 1982 è in piazza con gli amici, nella sua Cutro, in provincia di Crotone. Qualche giorno a casa con la famiglia, lontano dal centro elicotteristi di Vibo. Ma l'istinto non va mai in vacanza: sullo sfondo vede un'auto, vede le canne dei fucili, si volta dal lato opposto della piazza e nota sugli scalini del bar il boss Antonio Dragone. Ci vuole solo qualche secondo per realizzare che sta per scoppiare l'inferno. Il carabiniere Francesco Borrelli non è in divisa, e in fondo non è pagato per morire. Ma fa il proprio dovere fino alle estreme conseguenze. Si mette a urlare per far allontanare la gente. I fucili sparano, il boss si salva, il maresciallo Borrelli è colpito in pieno, il comandante dei carabinieri di Cutro è al riparo dietro la saracinesca del bar che aveva abbassato per nascondersi (verrà in seguito degradato dall'Arma). Per Francesco Borrelli i funerali di Stato e una medaglia d'oro al valor civile (non militare, nonostante fosse un carabiniere, perché non aveva sparato nessun colpo di arma da fuoco). Nessun colpevole invece per la sua morte.