Nomi da non dimenticare

L'idea di un elenco di tutte le vittime innocenti delle mafie, nasce con Libera, grazie alla volontà del nostro presidente don Luigi Ciotti e di una madre, Saveria Antiochia. Saveria era la madre di Roberto, un poliziotto che accompagnò, per amore e per dovere, nel suo ultimo giorno di vita un altro poliziotto. Con gli stessi sentimenti e con senso di responsabilità verso una memoria che non doveva essere retorica celebrazione, ma seme di impegno, Saveria suggerì di raccogliere tutti nomi delle vittime, anche le più sconosciute.

Un’altra madre avvalorò l’impegno della memoria, Carmela, la mamma di Antonio Montinaro, ucciso con Giovanni Falcone, di cui era il caposcorta. Nel corso di una funzione religiosa in ricordo della strage di Capaci, don Luigi la incontrò e ne accolse il dolore e la preoccupazione perché il nome di suo figlio, come degli altri agenti della scorta, non veniva mai pronunciato.

Da questi primi momenti di intensa condivisione si è proseguito ad accogliere le proposte dei territori e dei familiari stessi delle vittime. L’elenco delle vittime innocenti delle mafie che ogni anno il 21 marzo, il primo giorno di primavera, leggiamo in tanti luoghi in Italia e del mondo è il frutto della raccolta paziente dei nostri volontari che scavando nella storia dei territori in cui vivono hanno chiesto, negli anni, l’inserimento dei nomi che ne fanno parte.

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  • Domenica De Girolamo

    Platì (RC) // 11 febbraio 1986 // 60 anni

    Domenica De Girolamo era nata a Saline di Montebello Jonico nel 1920, una donna che si era impegnata, aveva studiato. A 27 anni fu assunta dall'allora Poste e Telecomunicazioni e assegnata all'ufficio di Platì, un piccolo centro nel cuore dell'Aspromonte. Era lì che aveva conosciuto Francesco Prestia, impegnato attivamente con il PCI. Si erano innamorati e sposati. Domenica era diventata la direttrice dell'ufficio Poste di Platì. Una vita semplice la loro, impegno e lavoro e tre figlie. Nel 1985 finalmente la pensione, e ogni giorno Domenica aiutava il marito nella piccola tabaccheria che gestiva al primo piano della loro casa. La sera dell'11 febbraio 1986, ignoti entrarono nella loro rivendita di sali e tabacchi e li uccisero. Fu una delle tre figlie della coppia, Liliana, a dare l'allarme dopo la terribile scoperta.
    Si parlò di un tentativo di estorsione al quale i coniugi si erano opposti, di un tentativo di rapina. Ma le indagini non hanno portato a nessun risultato concreto.